Case-famiglia: rete “5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti”, no a “caccia alle streghe”, sì a “più controlli”. Parlare di business è “fuorviante”

“Il nostro timore è che l’istituzione di una commissione d’inchiesta, oltre ad avere notevoli costi pubblici, si trasformi in una ‘caccia alle streghe’ e in una progressiva dismissione della tutela pubblica nei confronti dei bambini e delle famiglie in difficoltà”. Lo dichiara, in una nota, la rete “5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti” – costituita da Agevolando, Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia (Cismai), Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Coordinamento nazionale comunità per minori (Cncm), Progetto Famiglia e Sos Villaggi dei Bambini –, commentando la notizia della proposta di legge depositata dalla Lega per istituire una Commissione d’inchiesta sulle case-famiglia e velocizzare le adozioni nazionali e internazionali. “Tutte le strutture che, eventualmente, non operano in modo adeguato vanno chiuse – precisa la nota -. Il modo migliore per farlo è rafforzare le forme di controllo già previste dalla normativa, ad opera di Servizi sociali, Ausl, Procure minorili. Da anni come organizzazioni chiediamo un sistema permanente di monitoraggio e verifica della qualità perché, più che di inchieste, c’è la necessità di definire un sistema organico e costante di controllo”.
Non solo: “Parlare di ‘business’ delle case-famiglia è fuorviante. Non esistono – come invece afferma il ministro Salvini – strutture che hanno rette giornaliere da 400 euro, ma la media delle rette si aggira intorno ai 100 euro. Bisognerebbe invece parlare di ‘giusto costo’ definendo standard di qualità garantiti da tutte le strutture, da nord a sud Italia”. A questo proposito esistono già delle “Linee d’indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni” varate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e recepite dalla Conferenza Stato-Regioni e dalle autonomie locali, ma, denuncia la rete, “ad oggi diffusamente non adottate da regioni e comuni. La Legge di bilancio 2018 ha introdotto un fondo sperimentale per neomaggiorenni che ad oggi, però, non è ancora partito e che – seppur importante – non coprirà il fabbisogno di tutti i ragazzi”.
Infine, è “da sfatare anche il falso mito che tutti i bambini e i ragazzi in comunità siano adottabili: infatti solo il 5% di essi lo è, circa 779 minori su 12.000 (dati Ministero del Lavoro e delle politiche sociali). La maggior parte dei ragazzi accolti mantiene rapporti con la famiglia di origine, senza potervi però tornare a causa delle difficoltà della famiglia stessa. Per chiarire questi aspetti e non creare nocive e false contrapposizioni tra l’accoglienza in comunità residenziale e l’istituto dell’adozione, auspichiamo che finalmente tornino a riunirsi l’Osservatorio nazionale sull’infanzia e adolescenza e la Commissione per le adozioni internazionali, che da più di un anno non vengono convocati dalle Istituzioni preposte”.

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