Lettera di Benedetto XVI su abusi: Brunelli (il Regno), “può alimentare ulteriori polemiche in un dibattito sviato dai propri intenti specifici”

“Il testo che il vescovo emerito di Roma, Benedetto XVI, ha reso noto l’11 aprile scorso ‘sulla crisi della fede e della Chiesa’ a motivo della ‘diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori’ ha colto di sorpresa molti, provocando forti reazioni”. Lo scrive il direttore de “il Regno”, Gianfranco Brunelli, nell’editoriale dell’ultimo numero del quindicinale. Segnalando che “è la prima volta, dopo la rinuncia dell’11 febbraio 2013, che Benedetto interviene, con un testo piuttosto ampio, su un tema divenuto centrale nella vita della Chiesa”, Brunelli sostiene che “si qualifica come un contributo e nessuna tesi viene da Papa Francesco lasciata indietro o peggio impedita di fronte alla sfida del male nella Chiesa”. “Il testo ha sollevato plauso e proteste – osserva il direttore de “il Regno” -, secondo uno schema contrappositivo tra i due pontificati che è stato posto in essere sin dall’inizio dell’inedita vicenda della compresenza di due papi”. Brunelli ricorda che “il testo è, come lo qualifica lo stesso Benedetto, ‘un appunto’, ed è annoverabile come una tra le diverse sensibilità espresse durante i lavori dell’assemblea di febbraio”. Un testo definito “troppo deterministico” e “purtroppo non uno degli scritti migliori di Ratzinger”, ma “una sintesi assai frammentata e meno dotata di criticità organica rispetto ad altri suoi saggi”. “Questo non può che alimentare ulteriori polemiche in un dibattito che viene così sviato dai propri intenti specifici. Il teologo Ratzinger è sempre stato preoccupato per la deriva della rivoluzione del 1968. Si è trattato effettivamente di una rivoluzione generazionale che ha comportato tra gli effetti molti dei mali che Benedetto stigmatizza, ma non se ne può fare un capro espiatorio di tutto”.

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