Famiglia: mons. Frisina (Roma), “a salvare il mondo è la lotta contro il male con l’armatura di Dio”

“Il nostro nemico non è il prossimo, bensì il diavolo. E la lotta contro il male è una lotta silenziosa, i giornali non ne parlano, ma è quella che salva il mondo”. Ne è convinto mons. Marco Frisina, biblista e rettore della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma, nella lectio alla seconda giornata della XXI Settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare in corso fino al 28 aprile ad Assisi per iniziativa dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei. Commentando questa mattina Efesini 6, Frisina spiega che è la prosecuzione di Efesini 5, “splendido discorso sulla sopportazione che non è soggiacere alla volontà dell’altro ma sostenere l’altro”. “In ciascuno di noi si affrontano il bene e il male: una lotta quotidiana che Cristo è venuto a ingaggiare. Per questo – chiosa il sacerdote – Paolo invita a rafforzarsi nel Signore, nella sua potenza che è lo Spirito santo” perché “in battaglia bisogna andare armati con l’armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo, ai suoi inganni e illusioni, a chi vuole sostituirsi a Dio nella vita dell’uomo”.
Frisina fa suo il monito dell’Apostolo: “Attenzione, la vostra realtà familiare e comunitaria non può sopravvivere senza le armi giuste. Non si può vivacchiare, direbbe il Papa, perché altrimenti si soccombe”. E “la santità non è altro che far irrompere lo Spirito, ossia la potenza di Dio, in noi. Colui che è santo appartiene a Dio, non più al mondo: è forza di Dio dentro il mondo”. “La nostra battaglia, avverte Paolo, non è contro la carne e il sangue, ma contro i principati e le potenze. Il nemico – ribadisce Frisina – è il principe di questo mondo. La mondanità di cui parla il Papa è l’articolazione intelligente con cui il diavolo ci domina. Il problema è combattere contro il dominatore. Occorre essere forti per dare alla carne e al sangue l’energia che ci fa vincere”. Ma non siamo soli: “Il combattimento diventa spirituale perché Dio combatte con noi. Questo combattimento ci rende alternativi al mondo, e questa alternativa è vincente nella misura in cui usiamo le armi di Dio”.

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