Disabilità: p. Pinheiro (parroco), “non abbiamo messo fuori i catecumeni perché non sapevamo come fare”

“I catecumeni adulti sono un segno di speranza, sono persone che si lasciano attirare dalla buona notizia”. A dirlo, è stato padre Jordan Pinheiro, parroco di Albano Laziale, a proposito dei catecumeni disabili. Della sua esperienza, don Pinheiro ha parlato durante il convegno “La comunità generativa” organizzato dall’Ufficio catechistico nazionale della Cei sulla catechesi per disabili, riportando alcune testimonianze. La prima è quella di Matteo, un ragazzo con sindrome di Down, che risale a 15 anni fa. “Nella parrocchia – ha ricordato – non c’era un percorso di catecumenato e nessun catechista si sentiva in grado di seguire Matteo. Non eravamo preparati, c’è voluto del tempo, abbiamo imparato a chiedere aiuto. Ma dopo Matteo sono arrivati tanti altri ragazzi con disabilità per richiedere la catechesi. Catecumenato significa generare una vita spirituale nel tempo. Io e la comunità non abbiamo avuto paura delle nostre fragilità e non li abbiamo messi fuori casa perché non sapevamo come fare”. La seconda testimonianza riportata risale invece a poche settimane fa: “Anche Edoardo, 17 anni, non era stato battezzato da piccolo. È stato lui a scegliere i suoi catechisti”. “Edoardo non è stato un problema perché la comunità ha cambiato gli orari a partire dal suo arrivo e lui ha partecipato a tutto come un qualsiasi catecumeno. L’azione della comunità – ha concluso – deve essere scandita da ascolto, dialogo e dare la buona notizia. Caso per caso si decide cosa fare e come presentare”.

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