Argentina: beatificazione martiri riojani. P. Queirolo al Sir, “mons. Angelelli sapeva con certezza che la sua fine era stata decretata”

“Seppe identificarsi con la storia, portando il Vangelo dentro la condizione del tempo. Fu coraggioso, la sua morte gli era stata annunciata chiaramente e sapeva con certezza che la sua fine era stata decretata”. Una testimonianza diretta sullo stile pastorale di mons. Enrique Angelelli arriva al Sir da un sacerdote che ha conosciuto direttamente il vescovo di La Rioja che sabato prossimo sarà beatificato, padre Roberto Queirolo, per tre volte amministratore diocesano nei momenti di avvicendamento del vescovo.
Il rito, che sarà celebrato nel parco cittadino a La Rioja sabato 27 aprile alle 10, non riguarderà solo il vescovo Angelelli, ma anche i sacerdoti Carlos Murias e Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pedernera, uccisi dagli “incappucciati” a servizio della dittatura pochi giorni prima del loro vescovo. Un prete diocesano francese, un religioso, un laico e un vescovo. Diverse vocazioni, ma tutti beati, perché tutti martiri, vittime degli stessi carnefici.
“Fui incardinato a La Rioja quando mons. Angelelli era vescovo – ricorda al Sir –. Ed ebbi la grande emozione di essere nominato dal vescovo, l’ultimo giorno della sua vita, parroco di Chamical, al posto dei sacerdoti uccisi. Aveva chiarezza intellettuale, era al tempo stesso contemplativo e pratico, studioso e lavoratore nei campi, le braccia erano immerse nella terra e la testa era rivolta al cielo”.
La sua opera pastorale si concentrò nell’impiantare il Concilio Vaticano II: “Animò la Gioc, la Gioventù operaia cristiana, e la Pastorale della terra. Fu prima ausiliare di Cordoba e poi fu nominato vescovo a La Rioja. Qui vennero sette congregazioni religiose, chiamate per mettere in pratica il Concilio.

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