Ue: Rosina (Ist. Toniolo), “può rinnovare il proprio progetto solo se sa essere convincente e coinvolgente verso i giovani”

“L’Europa può rinnovare il proprio progetto solo se sa essere convincente e coinvolgente verso i giovani. Ma è anche vero che le nuove generazioni di ciascun singolo Paese europeo hanno meno possibilità di partecipare da protagonisti a processi di sviluppo e innovazione in una Europa debole”. Così Alessandro Rosina, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, commenta quanto emerge da un’indagine effettuata, a febbraio di quest’anno, nell’ambito del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo su un campione casuale rappresentativo dei cittadini dai 18 ai 75 anni residenti sul territorio nazionale.
Analizzando le risposte, si può notare come, seppur di poco, la maggioranza degli intervistati di ogni età abbia fiducia nelle istituzioni italiane. Molto più bassa è però la fiducia verso specifiche istituzioni. In particolare il valore più basso è assegnato ai partiti politici. Un po’ più elevata è la fiducia nei confronti del Governo, mentre per le generazioni più mature la fiducia nel Governo risulta maggiore rispetto all’Unione europea (38,7% contro il 33,2%), il viceversa avviene per gli under 30 (36,7% contro il 44,2%).
“Questo – spiega una nota – significa che il nucleo più forte di chi ha un atteggiamento positivo verso il progetto europeo è all’interno delle nuove generazioni”.
“Se la fiducia nelle istituzioni europee continua ad essere maggiore rispetto alle istituzioni politiche italiane e se l’idea di mobilità e interscambio appassiona i giovani con maggior capitale umano e sociale, esiste però – prosegue la nota – una fascia consistente di persone che si sente esclusa dalle nuove opportunità e che, di fronte alle difficoltà occupazionali e all’impatto dell’immigrazione, non ha visto dalle istituzioni europee risposte rassicuranti e convincenti”. In particolare, solo il 9% di chi ha un titolo di studio basso assegna ampia fiducia all’Unione europea (il 27,3% attribuisce un voto positivo, contro il 40,3% di chi ha titolo di studio medio e alto). “È soprattutto sulla capacità di coinvolgere e convincere questa componente della popolazione – viene sottolineato – che si gioca il successo del futuro dell’Europa”.

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