Via Crucis: mons. Nosiglia (Torino), “immigrati una risorsa, per loro una piena cittadinanza”

“Anche oggi Gesù ha bisogno, per continuare a camminare con gli uomini peccatori, che necessitano di essere salvati, dell’aiuto di qualcuno che si fa carico di portare la sua croce su di sé. Questo qualcuno è chiunque soffre come lui, è rifiutato come lui, emarginato e succube del peso dell’ingiustizia o della violenza degli altri”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia per la Via Crucis celebrata ieri sera nella basilica della Consolata. Il riferimento è anche ad alcuni membri delle comunità etniche di immigrati, senza dimora e poveri, che l’hanno portata materialmente. “Mi è stato chiesto in questi giorni se gli immigrati sono un problema per Torino – ha raccontato il presule -, ho risposto dicendo che non solo non sono un problema, ma una risorsa che va valorizzata per condividere insieme con loro e con tutti i poveri il cammino comune di una città che vuole essere modello nel nostro Paese di integrazione umana, culturale e sociale, anche spirituale di ogni suo cittadino”. Ricordando la sua prossima visita pastorale alle comunità etniche, l’arcivescovo ha ribadito l’importanza di un “cammino fondato sul rispetto e l’accoglienza di tutti”, riconoscendo “le loro tradizioni e adoperandosi perché abbiano una piena cittadinanza a cominciare dai bambini nel nostro Paese”. “La Via Crucis di Gesù è lo specchio fedele della società e, più una società è ricca, sazia di beni, gaudente, più la Via Crucis disturba o viene considerata un puro spettacolo, che non incide nelle coscienze e nel vissuto concreto delle persone e della città”. Infine, il “grande privilegio” di conservare la Santa Sindone che per Torino è, secondo mons. Nosiglia, “lo sprone per aiutare Cristo a portare la croce del dolore e della povertà di tanti che vivono tra noi”. “Quel volto sofferente è un segno visibile che continua a inquietare il nostro cuore e a stimolare il nostro amore con gesti di accoglienza, condivisione, prossimità, e insieme appella alla giustizia e all’equità, perché nessuno sia privato di ciò che gli spetta e di cui ha bisogno – ha concluso il presule -. Torino deve dunque eccellere nell’accoglienza e nel servizio ai poveri”.

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