Veglia pasquale: mons. Semeraro (Albano), “uscire ‘fuori’ per annunciare il Risorto, ma rientrare in se stessi”

“Bisogna uscire ‘fuori’ per annunciare il Risorto, ma occorre pure rientrare in se stessi”. Lo ha detto il vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, nell’omelia della veglia pasquale, che ha celebrato stasera in cattedrale. Il presule si è soffermato su tre verbi tratti dal racconto pasquale: cercare, ricordare, stupirsi. “Cercare è l’atteggiamento fondamentale di chi desidera sapere e anche scoprire”, ha osservato il vescovo, che ha evidenziato come “chi è in ricerca non dà nulla per scontato; non s’accontenta d’apparenze, ma vuole comprendere tutta la realtà”. “Lo stesso verbo ‘cercare’, d’altronde, rimanda a un ‘circolare’, ossia un osservare da tutti i punti di vista”. Il riferimento è alla “ricerca del senso della vita e, in definitiva, alla ricerca del volto di Dio”. “Gesù è vivente ed è nella vita che occorre cercarlo. Non basta farlo fra i documenti del passato”. Il secondo verbo indicato da mons. Semeraro è “ricordare”, verbo che “è fondamentale per una vita umana dignitosa e non soltanto per essa. E di memoria ne ha bisogno pure la vita sociale”. Riflettendo sul significato di ricordare, il vescovo ha spiegato che significa “anzitutto selezionare negli eventi passati quelli che aiutano a rendere vivo il presente ed è per questo che è molto pericoloso dimenticarne, o cancellarne alcuni”. Ma “ricordare” è anche “rimettere, riportare nel cuore”. “Non si potrà mai dimenticare solo quello che è custodito nel cuore. Anche questo è fede cristiana: conservare nel cuore tutte le parole di Gesù; senza selezionarle a nostro piacimento, uso e consumo”. Infine, lo stupore, in Pietro che, “giunto di corsa al sepolcro, altro non trova che le fasce che avevano avvolto il cadavere di Gesù”. “Pietro ‘tornò indietro’, in sé stesso. È il viaggio più difficile”.

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