Pasqua: mons. Staglianò (Noto), “essere generativi e rendere umani per contrastare il narcisismo”

“È Pasqua. Gesù è risorto. Ogni narcisismo è sconfitto perché è anzitutto dichiarato che il narcisismo è una condizione esistenziale di debolezza e perversione umana”. Lo scrive il vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, nel suo messaggio di Pasqua rivolto alla diocesi. Il presule sottolinea che “solo una ‘nuova luce’, che è anche ‘potenza di grazia negli occhi del cuore’ permette il miracolo di vedere la realtà nella perfezione della sua verità umana, proprio là, sulla croce del Figlio di Dio nella carne umana, che muore per amore”. Indicando le caratteristiche dell’uomo e “la realtà umana di tutti”, “apertura radicale nel dono, amore che spinge la vita fino a morire, cura per altri nella dimenticanza totale del sé-possessivo”, il vescovo cita Rosmini e Nek, riconoscendo che “siamo fatti per l’Amore-agape che è Dio dall’eterno”. “Ogni essere umano è generativo, capace cioè di far procedere da sé altri da sé nell’amore”, sottolinea mons. Staglianò. Una generatività, che “è la via storica per sfuggire al narcisismo mortificante l’energia vitale dell’amore umano” e “si esprime non solo nel generare dentro il matrimonio cristiano figli e figlie che accrescono il genere umano”. “Questa generatività si manifesta, infatti, anche e soprattutto nell’introduzione educativa al processo di umanizzazione degli esseri umani”. Così il vescovo segnala alcuni casi concreti. In particolare, quello relativo alla famiglia. “Perché i genitori vincano il narcisismo che è distruttivo dell’amore dovuto ai propri figli è necessario che diventino padri e madri dei loro figli – sottolinea il presule -. Esistono infatti figli con genitori, ma senza padri e madri. Essere padre e madre significa imparare l’amore da comunicare ai figli perché i figli restino umani e crescano umanamente”. Un’“impresa” che “sarà impossibile senza rivestire l’uomo nuovo”. “È l’uomo che, superato il narcisismo, è tutto impegnato nel dono di sé per altri, in un servizio di autentica carità”.

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