Diocesi: mons. Santoro (Taranto), “la vita e la salute costituiscono il primo bene”

Maggiore attenzione alla salute dei tarantini da parte delle istituzioni preposte. L’ha chiesta e ribadita in queste ore l’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Filippo Santoro, nel corso delle allocuzioni tenute in occasione delle processioni della Settimana Santa. “La croce del Signore illumina tutte le nostre croci per prenderne consapevolezza. Guardando all’uomo trafitto con umiltà, possiamo con lo spirito della pace che deriva da Lui, volergli manifestare ogni nostro dolore. L’anno che è trascorso è stato accompagnato da tensioni e preoccupazioni. I timori legittimi continuano e li ho fatti presenti nel precetto pasquale celebrato all’ ex-Ilva. Ho ricordato che Taranto ha pagato quello che papa Francesco chiama ‘debito ecologico’. Ha prodotto acciaio per tutto il Paese ed ora piangiamo per i nostri morti adulti e bambini. A ciò si aggiungono i gravi problemi degli alunni delle scuole del rione Tamburi e delle loro famiglie. La carenza di offerta sanitaria che le famiglie mi riportano è un dato di fatto: i viaggi in cerca di una diagnosi, di cure adeguate, i disagi che ne derivano, emotivi ed economici, sono l’evitabile scenario di storie di vita già complicate: le risposte sarebbero dovute già arrivare, un malato in attesa di cure adeguate non può aspettare, non possono quelli che le statistiche dicono essere più numerosi nel nostro territorio e che avrebbero diritto a maggiori risorse e risposte”. Poi la proposta, a partire da un percorso che la diocesi di Taranto ha già intrapreso. “Abbiamo concretizzato uno screening gratuito per le patologie da inquinamento per i quartieri prossimi alla fabbrica, finalizzato a sperimentare procedure per intercettare in tempi rapidi segnali importanti che possano prevenire l’insorgenza di malattie polmonari per loro natura rapide e infauste. Questo passo sarebbe possibile rendendo organico quanto si è cominciato a fare in maniera sperimentale tra la parrocchia Gesù Divin Lavoratore dei Tamburi e la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Bisognerebbe fare il salto dalla sfera del volontariato e della buona volontà ad un percorso stabile e istituzionale. La vita e la salute costituiscono il primo bene che dobbiamo curare e con tutte le forze difendere”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori