Papa Francesco: Christus vivit, nei giovani “inquietudine insoddisfatta”, ansia “può diventare grande nemica”. No a “una vita superficiale che confonde la bellezza con l’apparenza”

La parola “inquietudine” riassume “molte delle aspirazioni dei cuori dei giovani”. Ne è convinto il Papa, che nella “Christus vivit” parla di “inquietudine insoddisfatta” come cifra delle nuove generazioni, che “insieme allo stupore per le novità che si presentano all’orizzonte, apre la strada all’audacia che li spinge a prendere la propria vita tra le mani e a diventare responsabili di una missione”. “Questa sana inquietudine, che si risveglia soprattutto nella giovinezza, rimane la caratteristica di ogni cuore che si mantiene giovane, disponibile, aperto”, scrive Francesco citando Sant’Agostino, per il quale “la vera pace interiore convive con questa insoddisfazione profonda”. “Dobbiamo perseverare sulla strada dei sogni”, l’invito ai giovani, esortati a “stare attenti a una tentazione che spesso ci fa brutti scherzi: l’ansia”, che “può diventare una grande nemica quando ci porta ad arrenderci perché scopriamo che i risultati non sono immediati”. “I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta”, la raccomandazione del Papa: “Nello stesso tempo, non bisogna bloccarsi per insicurezza, non bisogna avere la paura di rischiare e di commettere errori”. “Mantenere la connessione con Gesù”, la direzione di marcia indicata da Francesco, che propone il santo di cui porta il nome come modello per “percorsi di fraternità” per viver la fede, superando “la tentazione di chiuderci in noi stessi, nei nostri problemi, nei sentimenti feriti, nelle lamentele e nelle comodità”. Ai “giovani impegnati”, il Papa fa notare che “l’impegno sociale e il contatto diretto con i poveri restano una occasione fondamentale di scoperta o approfondimento della fede e di discernimento della propria vocazione”. Servono “giovani con radici”, la raccomandazione di Francesco, che mette in guardia da quei manipolatori che usano anche l’adorazione della giovinezza: “Il corpo giovane diventa il simbolo di questo nuovo culto, quindi tutto ciò che ha a che fare con il corpo è idolatrato e desiderato senza limiti, e ciò che non è giovane è guardato con disprezzo. Questa però è un’arma che finisce per degradare prima di tutto i giovani”. “Non permettete che usino la nostra giovinezza per favorire una vita superficiale, che confonde la bellezza con l’apparenza”, l’appello. Oggi domina “una spiritualità senza Dio, un’affettività senza comunità e senza impegno verso chi soffre, una paura dei poveri visti come soggetti pericolosi, e una serie di offerte che pretendono di farvi credere in un futuro paradisiaco che sarà sempre rimandato più in là”, la denuncia, unita all’invito a coltivare il rapporto con gli anziani e a coltivare “sogni e visioni”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo