Papa Francesco: Christus vivit, dolore dei giovani è “come uno schiaffo”. No a “colonizzazione ideologica” e “cultura dello scarto”

“La gioventù non è un oggetto che può essere analizzato in termini astratti. In realtà, ‘la gioventù’ non esiste, esistono i giovani con le loro vite concrete”. A precisarlo è il Papa, che nel terzo capitolo della “Christus vivit”, dove aver citato l’esempio di Maria “influencer di Dio” e stilato l’elenco in ordine cronologico dei “santi giovani” – da San Sebastiano a Chiara Badano – fa notare come “nel mondo di oggi, pieno di progressi, tante di queste vite sono esposte alla sofferenza e alla manipolazione”, come hanno ben evidenziato i padri sinodali. La violenza, in varie forme, “spezza molte giovani vite”, il grido d’allarme di Francesco: “Abusi e dipendenze, così come violenza e devianza sono tra le ragioni che portano i giovani in carcere, con una particolare incidenza in alcuni gruppi etnici e sociali. Molti giovani sono ideologizzati, strumentalizzati e usati come carne da macello o come forza d’urto per distruggere, intimidire o ridicolizzare altri. E la cosa peggiore è che molti si trasformano in soggetti individualisti, nemici e diffidenti verso tutti, e diventano così facile preda di proposte disumanizzanti e dei piani distruttivi elaborati da gruppi politici o poteri economici”. Senza contare i giovani che nel mondo “patiscono forme di emarginazione ed esclusione sociale, per ragioni religiose, etniche o economiche”, o “la difficile situazione di adolescenti e giovani che restano incinte e la piaga dell’aborto, così come la diffusione dell’Hiv, le diverse forme di dipendenza (droghe, azzardo, pornografia, ecc.) e la situazione dei bambini e ragazzi di strada, che mancano di casa, famiglia e risorse economiche”. “E quando poi si tratta di donne, queste situazioni di emarginazione diventano doppiamente dolorose e difficili”, annota il Papa. “Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani”, la denuncia: “Non dobbiamo mai farci l’abitudine, perché chi non sa piangere non è madre. Noi vogliamo piangere perché anche la società sia più madre, perché invece di uccidere impari a partorire, perché sia promessa di vita. Piangiamo quando ricordiamo quei giovani che sono morti a causa della miseria e della violenza e chiediamo alla società di imparare ad essere una madre solidale. Quel dolore non se ne va, ci accompagna ad ogni passo, perché la realtà non può essere nascosta. La cosa peggiore che possiamo fare è applicare la ricetta dello spirito mondano che consiste nell’anestetizzare i giovani con altre notizie, con altre distrazioni, con banalità”. “A volte il dolore di alcuni giovani è lacerante; è un dolore che non si può esprimere a parole; è un dolore che ci colpisce come uno schiaffo”, osserva il Papa: “Possa sempre esserci una comunità cristiana vicino a un giovane che soffre, per far risuonare quelle parole con gesti, abbracci e aiuti concreti!”. No alla “colonizzazione ideologica” e alla “cultura dello scarto”, ribadisce Francesco, e anche al giovanilismo oggi imperante: “Il modello di bellezza è un modello giovanile, ma stiamo attenti, perché questo non è un elogio rivolto ai giovani. Significa soltanto che gli adulti vogliono rubare la gioventù per sé stessi, non che rispettino, amino i giovani e se ne prendano cura”.

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