Papa Francesco: Christus vivit, “combattere abusi di potere, economici, di coscienza, sessuali”. “Clericalismo tentazione permanente”

“Negli ultimi tempi ci è stato chiesto con forza di ascoltare il grido delle vittime dei vari tipi di abusi commessi da alcuni vescovi, sacerdoti, religiosi e laici”. La parte finale del terzo capitolo della “Christus vivit” è dedicata agli abusi, definiti dal Papa “una nuvola nera” da allontanare all’orizzonte anche grazie all’aiuto dei giovani. “Questi peccati provocano nelle vittime sofferenze che possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio, ricorda Francesco a proposito di un “fenomeno diffuso nella società”, che “tocca anche la Chiesa e rappresenta un serio ostacolo alla sua missione”. L’universalità di tale piaga, “mentre conferma la sua gravità nelle nostre società – ripete il Papa – non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa” e la rabbia, giustificata, della gente. Il Sinodo sui giovani ha ribadito “il fermo impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione che ne impediscano il ripetersi, a partire dalla selezione e dalla formazione di coloro a cui saranno affidati compiti di responsabilità ed educativi”. Allo stesso tempo, non deve più essere abbandonata la decisione di applicare “azioni e sanzioni così necessarie”: “Non si può più tornare indietro”, l’imperativo di Francesco per combattere i “diversi tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza, sessuali”. “Sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi si innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti”, l’impegno da raccogliere: “Il desiderio di dominio, la mancanza di dialogo e di trasparenza, le forme di doppia vita, il vuoto spirituale, nonché le fragilità psicologiche sono il terreno su cui prospera la corruzione”. “Il clericalismo è una tentazione permanente dei sacerdoti”, tuona ancora una volta il Papa, ed “espone le persone consacrate al rischio di perdere il rispetto per il valore sacro e inalienabile di ogni persona e della sua libertà”. A questo riguardo, Francesco esprime la sua “gratitudine verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto: aiutano la Chiesa a prendere coscienza di quanto avvenuto e della necessità di reagire con decisione”. Tuttavia, merita una riconoscenza speciale anche “l’impegno sincero di innumerevoli laiche e laici, sacerdoti, consacrati, consacrate e vescovi che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani. La loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore. Anche molti tra i giovani presenti al Sinodo hanno manifestato gratitudine per coloro da cui sono stati accompagnati e ribadito il grande bisogno di figure di riferimento. Grazie a Dio, i sacerdoti che si sono macchiati di questi orribili crimini non sono la maggioranza, che invece è costituita da chi porta avanti un ministero fedele e generoso”.

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