Ciclone Idai in Mozambico: don Bolzon (missionario a Beira), “primi segni di rinascita ma quasi 300 casi di colera”

“Finora non si sta parlando di epidemia ma sono già circa 300 i casi accertati. Si spera che non ci siano contagi più seri. Comunque non è da scherzarci”. A parlare al Sir, a quasi venti giorni dal passaggio del ciclone Idai su Mozambico, Zimbabwe e Malawi, è don Maurizio Bolzon, 50 anni, fidei donum della diocesi di Vicenza, che vive da due anni a Beira insieme a due confratelli veneti. Una delle tre parrocchie che segue, quella di Santos Anjos  (Santi Angeli custodi) è stata completamente rasa al suolo dal passaggio del ciclone Idai, la notte tra il 14 e il 15 marzo. “Quando ieri sono arrivato per celebrare la messa l’ho trovata piena di persone che mi aspettavano: avevano ricostruito tutto con pali, teloni e foglie degli alberi di cocco – racconta -. Pregare di nuovo sotto un tetto è stata una grande gioia e una emozione fortissima. E’ l’immagine di cosa è Beira in questo momento: un desiderio di resurrezione fortissima,  a tutti i livelli. Sono persone che non si lasciano abbattere ma ripartono e rialzano la testa. E vivono guardando solo all’essenziale”. I tre preti fidei donum sono accolti dall’arcivescovo di Beira don Claudio Dalla Zuanna,  vicentino della Congregazione dei Dehoniani.  Vivono in una casa in affitto tra la gente povera di uno dei tanti bairros periferici di Beira. I momenti più difficili sono stati nei giorni successivi al ciclone: senza elettricità né acqua potabile, con i negozi chiusi, poi riaperti con prezzi alle stelle. La gente è andata a cercare acqua nei pozzi privati. “L’acqua piovana finiva nei pozzi e le persone, compresi i bambini, la bevevano. Questo ha causato dissenteria e diarrea, degenerata in vari casi di colera”, racconta il missionario. Il governo del Mozambico ha stipulato un contratto con Medici senza frontiere e la Chiesa ha messo a disposizione un terreno dove è stato installato un ospedale da campo per  trattare i primi casi. Il vescovo di Beira ha chiesto a don Maurizio ed ad altre persone di costituire una commissione diocesana per l’emergenza. Tramite la Caritas nazionale e Caritas di altri Paesi – tra cui Germania, Inghilterra, Usa e Italia – stanno arrivando alimenti e beni di prima necessità.  Nell’area colpita dal ciclone vi sono circa 25 parrocchie: “Tutte hanno avuto danni enormi: le case parrocchiali, le case delle religiose, le scuole, i centri di salute e le sale della comunità. Sappiamo bene che le luci della ribalta durano molto poco. Gli organismi internazionali distribuiscono aiuti e sono preziosissimi. Però sarà una presenza limitata nel tempo. Nel territorio rimarrà solo la Chiesa.  Dobbiamo pensare ad un accompagnamento a lungo termine”.

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