Carlo Acutis: mons. Sorrentino (Assisi), “è un trascinatore per i giovani. Ci mette in guardia dal rischio di arrendersi al ‘così fanno tutti'”

“Carlo imboccò la strada di una santità del quotidiano, vivendo come un normalissimo giovane del nostro tempo, ma con la limpidezza degli occhi e del cuore, mettendo in tutte le cose il sapore del Vangelo. Nel mio libro, riferendomi al lettore – ma lo dico anche a me stesso! –, rivolgo un invito: se non sai fare come Francesco, almeno fa’ come Carlo!”. Lo afferma, in un’intervista al Sir, mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”.
Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale dedicata ai giovani “Christus vivit”, porta l’esempio del venerabile Carlo Acutis, che, in modo creativo e geniale, “ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”. “Carlo – commenta mons. Sorrentino – è un trascinatore. Specie dei giovani. È incredibile come, in poco tempo, sia ormai conosciuto in tutto il mondo. Proprio il suo essere un ‘nativo digitale’, con un grande talento per l’informatica, affascina”. “I giovani abituati a smanettare con i telefonini lo sentono uno di loro – aggiunge il presule -. Al tempo stesso, colgono la differenza. Hanno in Carlo un testimone di come si possa vivere nel mondo di internet senza esserne travolti, governando la rete e non subendola. Facendone anzi una rete di bontà, posta ad arginare quell’inondazione di negatività che purtroppo miete tante vittime. Internet, di per sé, è neutrale. Si presta al bene e al male. Carlo è un vero maestro di una rete del bene”.
Il Papa in “Christus vivit” riprende una frase di Carlo: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. “L’originalità di Carlo è nella sua stessa santità – osserva mons. Sorrentino -. Il suo è un modo semplice, feriale, di fare il bene. Egli spiega così che la santità non è fatta di cose straordinarie. Giustamente mette in guardia dal rischio di arrendersi al ‘così fanno tutti'”.

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