Carlo Acutis: mons. Sorrentino (Assisi), “come san Francesco innamorato dell’Eucaristia e a servizio dei poveri”

“La presenza delle spoglie mortali di Carlo Acutis nel santuario della Spogliazione, ad Assisi, può essere di grande incoraggiamento ai giovani. Li aiuta a porsi l’interrogativo sul senso della vita e ad affrontare coraggiosamente il problema della vocazione”. Lo dice, in un’intervista al Sir, mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, in vista della traslazione, sabato 6 aprile, del corpo del quindicenne dichiarato da Papa Francesco venerabile. A Carlo, colpito da leucemia fulminante, il presule ha dedicato il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”.
Ma cosa accomuna il quindicenne e il Poverello di Assisi? “La distanza e la diversità tra San Francesco e Carlo sono notevoli – ammette mons. Sorrentino -. Non avrei immaginato nemmeno di poterli mettere a confronto, se non me lo avesse suggerito il fatto che il corpo di Carlo giunge in un luogo tanto segnato dalla presenza di Francesco. Ancor più mi ha convinto a parlarne congiuntamente un’esperienza che mi capitò l’estate scorsa a Seattle con alcuni giovani americani. Volendo presentare la bellezza di Gesù e del Vangelo, mi servii di san Francesco, ma anche di Carlo. E mi venne spontaneo cercare il ‘filo’ che li univa. Li unisce certamente l’amore per l’Eucaristia. Francesco si estasiava di fronte al mistero del Figlio di Dio che ogni giorno – com’egli diceva – scende dal suo ‘trono regale’ sui nostri poveri altari. Il giovane Carlo faceva di tutto per non mancare alla messa e all’adorazione quotidiana. Ideò una mostra sui ‘miracoli eucaristici’. Diceva dell’Eucaristia che era la sua ‘autostrada per il cielo'”. Altro elemento comune è “l’amore per i poveri: se Francesco di Assisi li mise al centro del suo cuore, Carlo Acutis, per quanto possibile alla sua età, non si limitò a fare delle elemosine, ma considerò i poveri dei veri amici. Al suo funerale se ne presentarono tanti e la stessa mamma se ne meravigliò. Carlo li aveva amati e serviti senza metterlo in mostra. Un amore sincero, discreto, operoso, come dev’essere l’amore secondo il Vangelo”.

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