Passione del Signore: p. Cantalamessa, “la Chiesa deve stare dalla parte dei poveri e dei deboli”

“La croce contiene un messaggio anche per coloro che stanno sull’altra sponda: per i potenti, i forti, quelli che si sentono tranquilli nel loro ruolo di ‘vincenti'”. Lo ha spiegato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia,  nell’omelia della celebrazione della passione del Signore, presieduta questo pomeriggio dal Papa nella basilica di San Pietro. “Ed è un messaggio, come sempre, d’amore e di salvezza, non di odio o di vendetta”, ha proseguito: “Ricorda loro che alla fine essi sono legati allo stesso destino di tutti; che deboli e potenti, inermi e tiranni, tutti sono sottoposti alla stessa legge e agli stessi limiti umani”. “La morte, come la spada di Damocle, pende sul capo di ognuno, appesa a un crine di cavallo”, ha ricordato il religioso: “Mette in guardia dal male peggiore per l’uomo che è l’illusione dell’onnipotenza. Non occorre andare troppo indietro nel tempo, basta ripensare alla storia recente per renderci conto di quanto questo pericolo sia frequente e porti persone e popoli alla catastrofe”. “La Chiesa ha ricevuto il mandato del suo fondatore di stare dalla parte dei poveri e dei deboli, di essere la voce di chi non ha voce e, grazie a Dio, è quello che fa, soprattutto nel suo pastore supremo”, ha affermato il religioso, secondo il quale “il secondo compito storico che le religioni devono, insieme, assumersi oggi, oltre quello di promuovere la pace, è di non rimanere in silenzio dinanzi allo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti. Pochi privilegiati posseggono beni che non potrebbero consumare, vivessero anche per secoli e secoli, e masse sterminate di poveri che non hanno un pezzo di pane e un sorso d’acqua da dare ai propri figli”. “Nessuna religione può rimanere indifferente, perché il Dio di tutte le religioni non è indifferente dinanzi a tutto ciò”, l’appello finale.

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