Pasqua: mons. Gardin (Treviso), “non ripudiamola con i nostri egoismi e con le nostre durezze di cuore”

Mons. Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso

“Siamo consapevoli che la nostra mente e la nostra esperienza sono troppo piccole per capire i grandi misteri di Dio, e non ci troviamo subito a nostro agio di fronte alla sua ‘logica’, che spesso sembra fare a pugni con la nostra ‘ragionevolezza’”. Lo dice mons. Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso, nel suo messaggio per Pasqua, solennità che “ci mette inesorabilmente di fronte alla nostra fede, al nostro spoglio fidarci di Lui, accogliendo il messaggio rivolto alle donne: non cercate tra i morti colui che è vivo”. Il presule osserva: “Natale lo abbiamo circondato di molta poesia (non sempre di ottimo gusto), di tradizioni un po’ esteriori, e sembra che lo festeggino volentieri anche cristiani poco ferventi, o forse poco credenti. Pasqua invece ha una sua austerità, una sua asciuttezza, quasi una sua nudità. È difficile crearci attorno favole per bambini, dolci melodie, luminarie e carillon”. A Pasqua “non c’è un presepio, dove ci si può mettere di tutto (spesso con simpatica fantasia), ma solo una tomba da cui è sorprendentemente rotolata via una pesante pietra. E un cadavere si è trasformato – se così si può dire – nel più vivo dei vivi. Il Risorto è il Vivente per eccellenza, portatore di vita all’umanità intera”.
Di qui l’invito: “Abbiamo bisogno di metterci con più intensa attenzione davanti alla vicenda di Gesù e alle sue parole, di capire meglio chi è Lui per noi. E allora ci renderemo conto che pietre, anche pesanti, possono rotolare via dalla nostra esistenza. Perfino quel masso enorme, pesantissimo, che sbarra la strada alla vita: la morte. Come pure tutto ciò che sa di morte e che fa morire la speranza, la dignità umana, che spegne o ferisce o rifiuta l’amore”. Perché, aggiunge mons. Gardin, “la Pasqua viene dall’amore, è frutto di un Amore che non ha eguali ed è più enorme, più poderoso della stessa morte”. Per noi cristiani, conclude, “la Pasqua è questo. E usando il linguaggio di Papa Francesco potremmo dirci: non lasciamoci rubare la Pasqua! Ma anche: non ripudiamola con i nostri egoismi e con le nostre durezze di cuore”.

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