Messa in coena Domini: Casa della carità, senza dimora protagonisti della lavanda dei piedi. Donato pane prodotto da donne rom

Si sono aperte giovedì 18 aprile, con la Messa in coena Domini, le celebrazioni del triduo pasquale, che per la Casa della carità di Milano è sempre un momento di grande intensità, spirituale e umana, vissuto facendosi “Chiesa del grembiule”, come avrebbe detto don Tonino Bello, al servizio degli ultimi. Protagoniste del rito della lavanda dei piedi sono state alcune persone senza dimora, che frequentano i servizi della Fondazione di via Brambilla.
Durante la Messa è stato poi donato a tutti i presenti del pane, prodotto da alcune donne rom ospiti o ex ospiti della Casa. Un gesto di amicizia e fraternità verso il popolo rom, che vuole rispondere a quanto accaduto alcune settimane a Roma, dove il pane destinato ad alcune famiglie rom è stato brutalmente calpestato. “Quell’episodio ci ha molto colpito. Il pane, infatti, è dono del Padre provvidente per tutti, senza distinzione; quel dono che invochiamo da figli nel Padre nostro e che dal Padre nostro impariamo a condividere. È un segno semplice lasciatoci dal risorto per riconoscerlo proprio nel momento in cui è gratuitamente spezzato e condiviso, soprattutto con chi ha più bisogno”, spiega don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità.
E aggiunge: “Per i rom, preparare il pane è un gesto tradizionale e rituale. Il pane è sacro e quindi vederlo calpestare li ha molto feriti, così come ha ferito noi”.
I riti del triduo pasquale alla Casa proseguiranno oggi, con la celebrazione della Passione di Cristo alle 15 e la Via Crucis alle 21. Sabato 20 aprile alle 21 veglia pasquale (in cappella) e domenica 21 aprile alle 12 Santa Messa di Pasqua.
Quest’anno, saranno alcuni giovani del gruppo parrocchiale di Asola di Mantova a vivere la Pasqua insieme agli ospiti della Casa, gli operatori, i volontari, gli anziani del quartiere.
“Credo siano giorni significativi per tutti, soprattutto in un periodo come questo in cui la storia è piena di crocefissi, di vittime, di abbandoni. Ma noi dobbiamo cavar fuori un messaggio, che quest’anno dovrà essere ancora più forte, di speranza. Tanto che alla veglia pasquale abbiamo deciso di distribuire un seme da piantare, accompagnato da un biglietto con una frase per noi importante che dice: ‘Un seme perché la vita ha bisogno di luce nell’attesa che sia speranza’”, conclude don Colmegna.

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