Messa crismale: mons. Alfano (Sorrento), “per vivere la gioia del Vangelo servono fraternità e opzione preferenziale per i poveri”

“La gioia del Vangelo è la persona stessa di Gesù, oggi e sempre, per noi e per tutti. Dona serenità e forza, favorisce l’incontro con il Padre per ciascuno dei suoi figli, non esclude nessuno e non discrimina, non giudica e non condanna. Restituisce dignità a chi l’ha perduta, riapre cammini interrotti, assicura il perdono e fa sperimentare l’accoglienza, la fraternità, la concordia, l’amore”. Lo ha detto mons. Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, nell’omelia della Messa crismale, celebrata ieri sera nella cattedrale di Sorrento. “Assolutamente gratuita”, “la vera gioia non ci chiude in noi stessi, non ci isola dal mondo circostante”. Al contrario, “ci apre agli altri e ci spinge ad andare incontro a chi è più debole, ci rende più vicini gli uni agli altri abbattendo barriere e vincendo pregiudizi”.
Rivolgendosi ai sacerdoti, mons. Alfano ha offerto alcune prospettive: “La prima nota distintiva della compagnia degli uomini” è “la fraternità”. Coltivarla “significherà per noi rinunciare a ogni forma di potere che ci isola e assumere invece l’atteggiamento di chi si fa prossimo in tutta umiltà, consapevole della ricchezza che ogni persona nasconde in sé”. Altro requisito indispensabile per testimoniare la gioia del Vangelo nella compagnia degli uomini è “l’opzione preferenziale per i poveri. Poveri, prigionieri, ciechi, oppressi: non sono semplicemente i destinatari della missione profetica, ma diventano con Gesù protagonisti di una storia di riscatto, di liberazione, di vita nuova”. Per il presule la via da percorrere per un autentico risveglio missionario delle nostre comunità” è stare “da poveri accanto ai poveri, riconoscendo e apprezzando la loro ricchezza, facendoci aiutare da loro a ritrovare il gusto della condivisione nella reciprocità. Ciò comporta la rinuncia a ogni forma di privilegio economico e sociale, il superamento della sottile tentazione dell’imborghesimento, l’uscita coraggiosa e definitiva da ogni forma di clericalismo che contraddice radicalmente il Vangelo che annunciamo”. Sì, ha concluso, “siamo chiamati a stare dalla parte dei poveri insieme a Cristo, anche quando questa scelta dovesse costarci l’ultimo posto”.

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