Privacy: Buttarelli (garante europeo), “serve sistema condiviso per fare salto di qualità”

In tema di privacy, “la normativa elettorale italiana è solida, ma c’è un ritardo culturale nel prendere atto che il mondo cambia rapidamente e nel considerare l’effetto dei nuovi sistemi di formazione del convincimento”. Lo ha sottolineato Giovanni Buttarelli, Garante europeo della protezione dei dati, per il quale “non serve solo la repressione, quanto più coinvolgere le forze politiche per riflettere su un sistema condiviso che faccia fare un salto di qualità in questa materia”. Incontrando la stampa negli Uffici del Parlamento europeo a Roma per riflettere sulle ultime novità per la protezione dei dati, Buttarelli ha chiarito che sulla privacy “non servono altre norme, il regolamento europeo è un’arma con la A maiuscola”. “Il Codice italiano della privacy, che è stato adattato, potrebbe essere arricchito con regole deontologiche condivise che vede i partiti e forze politiche non limitarsi, ma far sì che si possano utilizzare al meglio le piattaforme digitali e le tecnologia, partendo dal presupposto che quello che viene in termini di integrità e trasparenza va oltre gli interessi di parte, ma riguarda l’intero settore”, ha spiegato il Garante europeo che si è detto contrario anche all’introduzione di “nuove regole” riguardo ai social network, così come suggerito recentemente da Mark Zuckerberg. “Non credo sia necessario iniziare un nuovo percorso che rischia di lasciarci sospesi nel limbo per i prossimi dieci anni”, ha concluso.

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