Parlamento Ue: approvate norme europee per proteggere gli informatori su attività illegali o dannose

(Strasburgo) Da oggi chi divulga informazioni su attività illegali o dannose, acquisite nel contesto lavorativo, sarà più protetto. Il Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza un pacchetto di norme concordate con i ministri Ue, per “proteggere gli informatori che rivelano violazioni del diritto comunitario in settori quali appalti pubblici, servizi finanziari, riciclaggio di denaro, sicurezza dei prodotti e dei trasporti, sicurezza nucleare, salute pubblica, protezione dei consumatori e dei dati”. I cosiddetti “whistleblower” potranno comunicare le segnalazioni all’interno dell’ente interessato, alle autorità nazionali competenti, o agli organi e le agenzie competenti dell’Ue, con canali che “dovranno essere creati sia dalle aziende sia dalle autorità nazionali”. Se non saranno adottate misure adeguate in risposta alle segnalazioni, se c’è un pericolo imminente per l’interesse pubblico o un rischio di ritorsione, l’informatore sarà protetto anche se decide di divulgare pubblicamente le informazioni. Le nuove norme vietano esplicitamente le rappresaglie e introducono delle salvaguardie contro ritorsioni di ogni genere sugli informatori e chi li assiste. Agli Stati anche il compito di garantire che gli informatori abbiano accesso gratuito a informazioni e consulenze sulle procedure ricorso disponibili, nonché all’assistenza legale e a forme di sostegno “finanziario e psicologico” durante i procedimenti giudiziari.
“I recenti scandali come LuxLeaks, Panama Papers e Football Leaks hanno contribuito a mettere in luce la grande precarietà di cui soffrono gli informatori”, ha dichiarato la relatrice Virginie Rozière. “Alla vigilia delle elezioni europee è un forte segnale” nel senso della “preoccupazione per i cittadini”, a garanzia della sicurezza “di coloro che scelgono di parlare”.

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