Minori di origine immigrata: Chiappelli (Univ. Firenze), “occorre rivedere i saperi e il modo in cui li porgiamo ai ragazzi”

“La scuola può lavorare per l’integrazione e l’inclusione sociale solo se ha un personale preparato”. Lo evidenzia Tiziana Chiappelli, docente dell’Università di Firenze, intervenendo stamattina a Roma alla presentazione del documento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata”. Tra le difficoltà segnalate dagli stessi ragazzi, nell’indagine avviata dall’Agia, “il mancato ripensamento nel narrare la storia. Abbiamo gabbie culturali ingombranti e una visione stereotipata”, osserva la docente, secondo la quale, “bisogna rivedere i saperi e il modo in cui li porgiamo ai ragazzi”.
“Nella rappresentazione mediatica – aggiunge Chiappelli – questi ragazzi si sentono invisibili. Tra le attività che, invece, favoriscono l’integrazione e creano legami che durano nel tempo sono le attività extracurriculari, come il teatro e il gioco”. Altra difficoltà “è l’orientamento dei ragazzi di origine immigrata verso scuole professionali, anche se hanno altri talenti. Sembra quasi che la società li voglia condannare al destino dei genitori, che magari svolgono lavori non conformi alle proprie competenze”. Un aspetto positivo è il sentimento dei ragazzi verso il Paese che li ha accolti: “Dicono: ‘Vorremmo restituire all’Italia quello che ci ha dato'”, conclude la docente.

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