Minori di origine immigrata: Albano (Agia), “hanno gli stessi diritti dei loro coetanei. Collaborazione con i giornalisti per una revisione del linguaggio”

I minori di origine immigrata “di nuova generazione sono bambini e ragazzi per i quali i diritti della Convenzione di New York valgono come per tutti i loro coetanei. I diritti sono di tutti o di nessuno. E per i ragazzi di origine immigrata al primo posto ci sono avere pari opportunità, non essere discriminati,, diritto all’istruzione e all’educazione”: lo precisa l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, in occasione della presentazione, stamattina a Roma, del documento di studio e proposta “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile”.  “Le raccomandazioni – evidenzia la garante – accendono un faro nella società e hanno il compito di promuovere il cambiamento culturale”. “Fino a qualche anno fa erano soprattutto ragazzi nati all’estero. Oggi la maggioranza, sette su 10, è nata in Italia – sottolinea Albano –. Con lo studio avviato a maggio scorso dalla Consulta delle associazioni e delle organizzazioni dell’Agia abbiamo rilevato buone pratiche e criticità, grazie a docenti universitari, esperti, magistrati, avvocati e rappresentanti delle associazioni dei ragazzi di seconda generazione e delle comunità straniere in Italia”. “Abbiamo ascoltato la voce dei ragazzi di nuova generazione e ne sono scaturite, oltre che storie e testimonianze, una serie di indicazioni sulle azioni possibili per la loro inclusione e partecipazione”, prosegue Albano. “Azioni che le istituzioni – in particolare la scuola –, gli operatori, i professionisti e le organizzazioni sono sollecitate a porre in atto”. Anche “il linguaggio e le narrazioni che li riguardano hanno bisogno di una revisione – evidenzia la garante –. Per questo abbiamo invitato l’Ordine dei giornalisti a collaborare con gli stessi immigrati o con le nuove generazioni di origine immigrata come testimoni privilegiati per pervenire a questo risultato. Le parole, infatti, sono pietre, vanno usate con accuratezza e sapienza, sono lo specchio del rispetto nei confronti degli altri”. “La sfida delle raccomandazioni – conclude Albano – è ritenere non solo possibile ma realizzabile la contaminazione delle culture, nel rispetto dell’identità culturale e dell’unicità di ogni bambino e ragazzo”.

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