Libia: Neri (Terre des hommes), “milizie arruolano i migranti e libici scappano verso la Tunisia”

In Libia “le milizie stanno arruolando i migranti” e “tanti libici stanno già scappando verso la Tunisia, che ha riaperto le frontiere”. “Gli scontri fanno paura e c’è già un grosso problema per il reperimento del cibo: due settimane fa i prezzi dei prodotti erano già aumentati del 300-350%”. A raccontarlo in una intervista al Sir è Bruno Neri, responsabile dei progetti di Terre des hommes in Libia. In una situazione così caotica, riferisce, “il premier Serraj ha annunciato che farà liberare i bambini soldato arrestati. Ha invitato le famiglie a farli tornare a casa ma non si sa che fine faranno”. Intanto, prosegue, “tanti libici stanno già scappando verso la Tunisia, che ha riaperto le frontiere. Dall’aeroporto di Mitiga la notte partono alcuni voli”. “Abbiamo spostato in Tunisia i due operatori espatriati per ragioni di sicurezza – spiega –. Proseguiamo gli aiuti umanitari con il personale libico, in collaborazione con le Ong locali: gli scout, i medici volontari, il servizio ambulanze ed emergenze, le associazioni per i diritti dei bambini”. “La gente è stanca della presenza delle milizie e della corruzione – prosegue Neri  -. Se si lascia libero spazio a queste due componenti si crea la situazione di instabilità continua”, che alimenta poi il traffico di persone. “Prima in Libia vivevano e lavoravano un milione di migranti, questo vuol dire che ha le capacità per assorbire questa forza lavoro. Perciò il primo obiettivo è la stabilizzazione della Libia”, osserva. Secondo diverse fonti i migranti irregolari presenti oggi nel Paese sono tra i 700.000 e gli 800.000. Il premier Serraj in alcune interviste ha avvertito l’Italia che sono pronti a partire, e tra loro potrebbero infiltrarsi terroristi dell’Isis. Secondo Neri “finora non è mai accaduto che i terroristi siano arrivati con i barconi. Il loro obiettivo è controllare i pozzi di petrolio in Libia più che venire in Italia”.  L’organizzazione a tutela dei bambini opera dallo scorso anno in due centri di detenzione libici (Qasr Bin Ghasheer, Tajoura), dove sono complessivamente 1.300 persone, e nel campo per sfollati libici di Alfallah dove vivono in condizioni precarie circa 1.300 civili che avevano perso la casa durante gli scontri dello scorso settembre. Altri sfollati si stanno aggiungendo in questi giorni.

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