Domenica delle Palme: mons. Tisi (Trento), “la missione della Chiesa non può sottrarsi all’ascolto”

“La missione della Chiesa non può sottrarsi all’ascolto. È, anzitutto, ascolto”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Trento, mons. Giuseppe Piemontese, nell’omelia della Messa della Domenica delle Palme che ha celebrato nella cattedrale di San Vigilio.
Riferendosi al passo in cui Isaia afferma che “Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattino fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli”, l’arcivescovo ha sottolineato come “l’ascolto non sia a costa zero: richiede la disponibilità a presentare il ‘dorso ai flagellatori’ e la determinazione ad andare fino in fondo, rendendo la propria faccia ‘dura come pietra’”.
“Questa dura realtà, con cui siamo chiamati a confrontarci, è l’assordante silenzio dell’uomo”, ha ammonito mons. Tisi, secondo cui “la folgorante espressione di Gesù ‘non sanno quello che fanno’, descrive bene l’attuale stato di salute dell’umano”. “L’uomo, spesso, sembra aver perso le ragioni per vivere. Da qui esce la violenza, in tutte le sue forme, che spesso segna i giorni e le notti degli uomini e delle donne del nostro tempo”, ha osservato l’arcivescovo. “Parallelamente – ha proseguito – sperimentiamo l’assenza del bisogno di Dio. Egli sembra non essere più necessario nella partita della vita”. “Su questa nostra tenebra, il Padre, attraverso Gesù, esattamente come duemila anni fa, pronuncia la sua parola di vita: ‘Perdona loro’. Attraverso il perdono, Egli toglie la maschera che ci nasconde a noi stessi, per offrirci nuove possibilità di vita”. Per mons. Tisi, “essere liberi da se stessi, questo è il Paradiso”. “La beatitudine dei discepoli di Gesù, che è beatitudine per ogni uomo, è percepire che il bene va fatto anche quando dovesse apparire improduttivo o perdente. Essenziale per l’uomo è seminare, non raccogliere”. “Parole come servizio, gratuità, perdono – ha notato Tisi – scaldano di nuovo il cuore. Può, allora, accadere anche a noi, come al ladro, di percepirle come l’habitat della regalità. Così da far fiorire sulle nostre labbra la stupenda invocazione: ‘Ricordati di me’. Gesù non verrà ridotto a memoria storica, ma diventerà l’oggi in cui sperimentare il profumo dell’eternità”.

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