Sinodalità: Torcivia (Fac. teol. Sicilia), “cosa ce ne facciamo di una società di persone libere e uguali se non ce ne prendiamo cura?”

“Siamo tutti posti dentro questa struttura di eguaglianza che chiamiamo fraternità. Essa è custodia, cura reciproca. Nella triade della rivoluzione francese la fraternitè fu aggiunta come frutto di un’istanza religiosa ed è rimasta la sorellina misconosciuta. Che cosa ce ne facciamo di una società di persone libere e uguali, se non ce ne prendiamo cura? È un problema attuale. La sfida è uscire dall’ecclesiocentrismo teorico e pratico e ricercare luoghi dove vivere la fraternità, che manifestino una reale compagnia degli uomini”. Così Carmelo Torcivia della Facoltà teologica di Sicilia, nella relazione all’incontro “Sinodalità, una chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme” a Padova. “La parola sinodalità non ha corso nella cultura attuale, ma dice qualcosa di essenziale e di ontologicamente centrale per la condizione umana”, ha rilevato Roberto Mancini dell’Università di Macerata: “Oggi la conflittualità sembra essere l’unico orientamento possibile in una società che promette autonomia, ma nel mondo dei liberi la globalità si è costituita come economia, la geopolitica è una rissa permanente tra le nazioni. Come parlare di sinodalità in questo contesto? Pensando la relazione in chiave ermeneutica. Tutto è in relazione, le somiglianze sono molte più delle differenze che potrebbero dividerci. L’identità è importante ma relativa, la relazione è incondizionata. Nella nostra società le persone sono risorse, esuberi o scarti; nella Bibbia sono figli e figlie di Dio. Un dono. La nostra filialità la realizziamo assumendo la fraternità e la sororità nei confronti degli altri. La sinodalità è un dono che va accolto e che ci indica un orientamento”.

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