Scuola: Rossa (Scholas Occurrentes), “l’educazione è responsabilità di tutti”

“Credo che lo si potrebbe dimostrare anche scientificamente: la sapienza viene dalla sofferenza, dalla periferia. Questo vale per la scuola, per la Chiesa e per la società tutta. Oggi qui, in Sicilia, a Brancaccio, abbiamo imparato, lo stiamo ancora facendo. Stiamo imparando che è vero quello che ci dice Papa Francesco, che ‘per cambiare il mondo dobbiamo cambiare l’educazione’, quindi dobbiamo istruire, rendere capaci di capire. Però l’educazione, così com’è, non è in grado di farlo. Allora? Cambiamo l’educazione!”. Così Carina Rossa, alla tavola rotonda su “Educare al futuro”, organizzata dalla Conferenza episcopale italiana a Palermo, nell’ambito del convegno nazionale dal titolo “Non c’era neanche la scuola media”. Ad ascoltarla i direttori degli Uffici diocesani di Pastorale della scuola e per l’Insegnamento della religione cattolica di tutte le diocesi d’Italia. La dirigente della Fondazione Pontificia “Scholas Occurrentes” è intervenuta sulla “responsabilità educativa nel cambiamento d’epoca”. “L’educazione – ha detto – è responsabilità di tutti, non solo degli insegnanti. Riguarda non solo le materie propriamente intese come scolastiche, ma anche lo sport, l’arte e la tecnologia. Lo sport – ha spiegato Carina Rossa, parlando di esperienze concrete vissute dalla Fondazione – aiuta il lavoro di squadra, insegna la condivisione e aiuta a comprendere cosa sia il bene comune. L’arte sviluppa la creatività, la gratitudine e la gratuità. La tecnologia offre un potenziale pieno, generando strumenti per la progettazione di un’aula globale”. Per educare al futuro, secondo la dirigente di “Schola occurrentes”, occorre anche “educare alla bellezza, che non è solo ciò che è fuori e di cui possiamo fruire: è anche la bellezza che ciascuno ha dentro e deve imparare a guardare e riconoscere”.
La scuola presentata a chi nelle Chiese diocesane si occupa di scuola ed educazione è, dunque, quella che don Maurizio Francoforte, parroco della parrocchia San Gaetano, quella che fu di don Pino, ha definito “una scuola nella quale far crescere i ragazzi, come uomini, come cristiani e cittadini del territorio. Non basta la ‘scatola’ scolastica – ha detto – non basta l’edificio, e non bastano neanche solo i docenti o il personale scolastico: occorre il contenuto e in tanti, in questi anni, si sono impegnati in tal senso. Così i nostri ragazzi non sono più figli di un quartiere e delle sue difficoltà, ma sono figli di don Pino Puglisi”.

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