Triptorelina: precisazione del Cnb, no a “liberalizzazione”. Uso “solo in casi molto circoscritti, con prudenza e valutazione caso per caso”

Il Cnb (Comitato nazionale per la bioetica) “non ha liberalizzato l’uso della triptorelina in casi di disforia di genere”, ma “raccomanda di consentire l’uso di questo farmaco solo in casi molto circoscritti, con prudenza, con una valutazione caso per caso, chiedendo ad Aifa una determinazione di alcune condizioni etiche indispensabili”. In un comunicato diffuso oggi, il Cnb ribadisce la propria posizione e chiarisce alcuni elementi del parere espresso a seguito di una richiesta di Aifa sull’eticità dell’uso della triptorelina per il trattamento di adolescenti con disforia di genere, in questi giorni oggettto di dibattito. La triptorelina, puntualizza il Comitato, “è un farmaco già autorizzato da Aifa in Italia” sotto la responsabilità dei singoli medici, “per bloccare o ritardare lo sviluppo puberale in adolescenti all’inizio della pubertà (intorno ai 10-12 anni) che presentano problemi di disforia di genere, ossia vivono forti disagi circa la loro corporeità maschile o femminile ed esprimono il loro desiderio di cambiare sesso. Il Cnb ha preso atto del fatto che il farmaco fosse già autorizzato (al momento della stesura del parere), prescritto da pediatri e acquistabile privatamente, e si è pronunciato sui problemi etici emergenti in relazione alla richiesta di Aifa di rimborsabilità”. Secondo il Cnb, condizioni etiche per l’uso della triptorelina off label sono, in sintesi, una profonda sofferenza dei ragazzi, con psicopatologie psichiatriche e che giungono al rischio di comportamenti autolesionistici e/o tentativi di suicidio, a causa dello sviluppo del corpo nella direzione non desiderata, “ove le loro condizioni patologiche non siano altrimenti trattabili”. La somministrazione del farmaco richiede tuttavia il “vigile monitoraggio di una équipe multidisciplinare e specialistica, composta da neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza, endocrinologo pediatrico, psicologo dell’età evolutiva e bioeticista” e va fatta “solo per un periodo di tempo delimitato, al fine di superare gli eventuali gravi rischi menzionati e consentire di aprire una finestra temporale per aiutare la diagnosi complessa di disforia di genere”, ma soprattutto evitare atti di autolesionismo o suicidio, o “forme di automedicazione con farmaci comprati online e senza supervisione medica”. Trattandosi di minorenni, è necessario “accompagnare” i genitori “per poter dare un consenso che sia davvero per il bene del figlio” che deve essere adeguatamente informato/a e accompagnato/a nella decisione.

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