Tav: Di Maio (vicepremier), “non è questione di testa dura, sono discorsi da bambini”. “Salvini non può decidere da solo”

“Cosa poteva accadere se avessi messo in discussione la legittima difesa, che non ho fatto e non farò, nel contratto di Governo? Se avessi messo in discussione il decreto sicurezza e altri argomenti che quando abbiamo scritto il contratto di Governo sono entrati in quota Lega? Vi sareste arrabbiati”: lo ha affermato il vicepremier Luigi Di Maio, durante la conferenza stampa indetta a Palazzo Chigi, rivolgendosi all’elettorato della Lega, dicendo che lo stesso vale per il tema della Tav Torino-Lione, caro al Movimento. “Non si può mettere a rischio il Governo per un punto che è all’interno del contratto di Governo. È un paradosso”, ha sostenuto. Anche perché “significa mettere a rischio ‘Quota 100’, il Reddito di cittadinanza, la stessa legittima difesa, il processo per cui stiamo per risarcire i truffati delle banche. Questo anche è il motivo della mia preoccupazione per cui penso che sia da irresponsabili mettere in discussione il Governo su un passaggio marginale ma coerente che è quello di dire lunedì non impegniamo soldi che per il contratto di Governo vogliamo ridiscutere”. “Se poi mi si dice che non si vuole più ridiscutere l’opera allora c’è un problema di contratto di governo e il contratto ha insegnato ad essere leali”, l’accusa del capo politico dei 5 Stelle.
“Non è una questione di testa dura, questi sono discorsi da bambini”, ha proseguito. E, “non è una questione di guanti di sfide, qui devono vincere gli italiani”. Perciò, “non mi si può dire: ci vediamo lunedì, questo è un fine settimana di lavoro”. Il premier Giuseppe Conte, ha detto Di Maio, non si era mai pronunciato sulla Tav, ma dopo l’analisi costi-benefici ha iniziato ad avere dei dubbi: “Se tra due vicepremier e un premier due sono critici, non può decidere poi uno solo”. Di qui la richiesta a Conte di non vincolare lunedì i soldi degli italiani con i bandi.

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