Ambiente e salute: a Taranto una tavola rotonda sulle prospettive di una “città d’Europa”

“Non penso che ci sia una responsabilità politica da attribuire ad uno schieramento piuttosto che ad un altro, circa la questione ambientale a Taranto. Ritengo invece sia un problema di approccio alla salute pubblica, che nel nostro Paese è troppo superficiale. La città deve trovare in se stessa la forza di reagire. L’Ue cerca di dare limiti sempre più stringenti ma non si può pensare di risolvere il problema nell’immediato. Se fossi il vostro presidente della Regione, Michele Emiliano, penserei a mettere in campo un grande progetto di screening sulla salute, pensato ad hoc per la città. Parallelamente serve investire in alternative di crescita economica, come il mare”. Lo ha detto l’europarlamentare Nicola Caputo, membro della Commissione “Ambiente e sanità pubblica”, intervenuto oggi a Taranto alla tavola rotonda, “Ambiente e salute: quali prospettive per Taranto, città d’Europa?”. L’incontro è stato promosso dalla fondazione Cittadella della Carità e coordinato dal presidente, Salvatore Sibilla.“Pagheremo le conseguenze delle esposizioni passate almeno per i prossimi 20 anni, anche se l’industria chiudesse domani. A metà anni ’90 già dicevamo dell’incremento dei tumori ai polmoni o alla vescica – ha raccontato Michele Conversano, direttore del Servizio di Igiene e Sanità pubblica della Asl di Taranto – ma gli allarmi che lanciavamo affinché venissero letti sui tavoli politici, sono finiti nelle aule giudiziarie. La città così si è ‘scottata’ ed ora la parola ‘rischio accettabile’, che è pari a quello che ci assumiamo quando guidiamo un auto e sappiamo che potremmo fare un incidente, non è più sopportabile.” “La Chiesa vuole offrire la sua disponibilità nel creare ponti – ha sottolineato il vicario episcopale per la Salvaguardia del Creato, don Antonio Panico – e vuole proporsi non solo come soggetto mediatore ma in una forma più costruttiva, verso una realtà nuova che non dipenda solo da un’unica economia produttiva. Questo è stato l’errore e non bisogna ripeterlo”.

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