Tratta: Figlie della Carità Sardegna, “negli ultimi 5 anni tolte dalla strada 200 ragazze”

Negli ultimi 5 anni solo in Sardegna 200 ragazze costrette a prostituirsi sono state tolte dall’inferno del marciapiede e messe al sicuro nelle case di accoglienza delle Figlie delle Carità per un percorso di recupero. Da qualche mese un protocollo d’intesa con le “vincenziane” della Nigeria protegge e accompagna il ritorno a casa delle giovani africane. Lo racconta un servizio pubblicato sul quindicinale della diocesi di Ales-Terralba, “Nuovo Cammino”.
“La gran parte delle circa 90 ragazze che ogni giorno nelle principali città dell’isola si trovano in strada – dice suor Rina Bua, visitatrice delle Figlie della Carità della Sardegna -, soprattutto le nigeriane, sono vittime della tratta. Donne schiavizzate mentre speravano di partire dai loro villaggi verso l’Italia per raggiungere, con le più varie promesse, un minimo di benessere e poter aiutare genitori e fratelli rimasti nel Paese d’origine”.
L’assistenza alle donne di strada è “la nuova frontiera della carità” per le suore. “Nel 2003 – aggiunge suor Bua – abbiamo messo a punto il ‘Progetto Elen Joy’, nome della prima ragazza sotto tutela, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, che offre assistenza a persone straniere vittime del reato di tratta di esseri umani e grave sfruttamento a scopo sessuale e/o lavorativo. Da allora la nostra Congregazione porta avanti l’opera in Sardegna attraverso l’attuazione di programmi di accoglienza e reinserimento socio-lavorativo”. “Una delle 50 ragazze accolte nel 2018, venute meno le situazioni di pericolo da parte dei suoi passati sfruttatori, è rimasta in Sardegna – aggiunge la visitatrice -. Quando in loco non ci sono le condizioni di sicurezza queste donne vengono trasferite in altre regioni d’Italia”.
Coordinato da un’unità centrale costituita dal Numero verde antitratta, il progetto “Elen Joy” opera in rete con diverse iniziative di lotta al trafficking creando un sistema che copre interamente il territorio nazionale. Messa a punto a tavolino da un gruppo di lavoro di 20 esperti, l’azione sarda antitratta si realizza quasi totalmente sul campo. Due-tre volte la settimana una piccola equipe – mediatore culturale, psicologo, pedagogista, educatore – percorre le strade della prostituzione per parlare con queste donne. “Così – dice suor Rina – possiamo stabilire se sono vittime di tratta. Parlare con queste ragazze non è facile, sia per la loro naturale diffidenza, sia per la presenza degli sfruttatori. Ma quando il dialogo parte e tutto procede per il meglio, sempre in collaborazione con le forze dell’ordine, riusciamo a fare accoglienza abitativa/territoriale o messa in rete di sicurezza di vittime di tratta in condizione di sfruttamento con l’attivazione di programmi individualizzati di protezione sociale”.

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