Sinodo Amazzonia: p. Zanardini (missionario Paraguay), “la mia vita con il popolo Ayoreo, ho imparato da loro”

“40 anni fa ho preso un battello che dopo tre giorni di viaggio mi ha portato sul fiume Paraguay per incontrare il popolo Ayoreo. Quando sono arrivato sono caduto nel fiume e tutti sono scoppiati a ridere. Al mattino, mentre uscivo dalla capanna, mi è cascato addosso un enorme boa morto. Hanno riso di nuovo. Lo sciamano accogliendomi mi ha detto: se vuoi restare con noi devi imparare molte cose. Questo mi è servito molto più di tutti i miei studi. Da lì ho imparato ad ascoltarli”. Lo ha raccontato oggi a Roma il salesiano José Zanardini, docente di antropologia sociale all’Università cattolica Asuncion (Paraguay), durante un seminario in vista del Sinodo per l’Amazzonia organizzato all’Ateneo salesiano. “Paì Josè” – come lo chiamano tutti – è in Paraguay dal 1978 e dal 1985 segue direttamente la questione indigena (20 popoli, circa 120mila persone). Ha vissuto prima in una comunità Ayoreo nel Chaco e poi nel Centro studi antropologici dell’Università Cattolica (Ceaduc) di Asunción. “Una volta si diceva che erano ‘popoli senza Dio, senza legge e senza re’ – ha detto – invece hanno una saggezza bella e importante e sono più spirituali di noi”. Il salesiano ha elencato le varie minacce alla foresta amazzonica: “deforestazione, perdita della biodiversità (40% degli insetti a rischio), grandi opere idroelettriche, industrie illegali di legname, allevamenti intensivi, progetti agricoli, spesso senza coinvolgere gli abitanti locali”. In questi 400 anni di colonizzazione e 200 anni indipendenza c’è stata una “usurpazione” di territori, “linguistica”, “educativa” ma anche “simbolica e religiosa”. Una sorta di “colonialismo del potere, del sapere”. Per questo oggi “si parla di creare nuovi simboli usurpati: scuole e università interculturali per rafforzare la loro cultura ed aprirsi a quella degli altri, filosofi, teologi, leggi indigene, convegni”. Secondo i dati forniti dal missionario, in Amazzonia ci sono 316 popoli indigeni, anche se è difficile fare stime precise. Vi sono anche 200 o 300 piccoli gruppi “non contattati”, ossia in isolamento volontario. L’Unicef nel 2009 contava 28 milioni di indigeni in tutta l’America Latina “ma è un numero molto basso”. 5 milioni erano in Bolivia (66% della popolazione); più di 4 milioni in Guatemala (39%), 4 milioni in Perù (14%); 734.000 in Brasile (0,4%). “In Messico erano 9 milioni ma nell’ultimo censimento sono raddoppiati – ha precisato -. Ora non si vergognano più di dichiararsi indigeni e questo è positivo”.

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