Giornata della donna: Jagland (CdE), “lotta a ogni forma di violenza”. Il ruolo della Convenzione di Istanbul

(Strasburgo) “Stiamo raggiungendo obiettivi essenziali per porre fine alla violenza sulle donne, ma servono ulteriori progressi”. Lo afferma il segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland in occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo). “Fin dalla sua firma a Istanbul nel 2011, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (nota come Convenzione di Istanbul) si è dimostrata uno strumento giuridico internazionale sempre più efficace e riconosciuto”. Con 33 ratifiche finora raggiunte, la Convenzione di Istanbul “impone la criminalizzazione e la sanzione giuridica di diverse forme di violenza contro le donne, tra cui la violenza domestica, lo stalking, le molestie sessuali e la violenza psicologica”. Prosegue: “Nonostante questi progressi, non possiamo essere compiaciuti. L’Azerbaigian e la Russia non hanno ancora firmato il nostro trattato. E 11 stati membri del Consiglio d’Europa – Armenia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Ungheria, Moldavia, Repubblica Slovacca, Ucraina e Regno Unito – hanno firmato, ma non ancora ratificato”.
“In alcuni casi, come la Bulgaria, la ratifica è stata bloccata a causa di preoccupazioni e idee sbagliate sul termine ‘genere’. Tuttavia, ritengo che tali interpretazioni errate possano essere chiarite – afferma il segretario generale CdE – se vengono debitamente fornite le informazioni corrette e vi è la volontà politica di farlo. Come avvenuto ad esempio in Croazia, che ha ratificato la Convenzione di Istanbul nel giugno dell’anno scorso”. “Dobbiamo continuare a lottare per la ratifica in tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa, perché le donne e le ragazze non possono essere private del loro diritto umano più elementare: una vita senza violenza”.

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