Reddito di cittadinanza: Asgi, “stranieri discriminati”. Appello ai parlamentari, “cancellate emendamento Lodi”

“Dopo l’introduzione del requisito dei 10 anni di residenza e della limitazione ai soli stranieri titolari di permesso di lungo periodo” il cosiddetto “emendamento Lodi” – “cioè quello che prevede l’obbligo per i cittadini di Paesi extra Ue di produrre documentazione del paese di origine tradotta e legalizzata dall’autorità consolare italiana nel predetto paese, che attesti la composizione del nucleo familiare e la situazione reddituale e patrimoniale nel paese di origine” – è “una ulteriore misura volta a ridurre a livelli minimi l’accesso degli stranieri al reddito di cittadinanza”. Lo sottolinea l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) in una nota attraverso cui “richiama nuovamente l’attenzione dei parlamentari e della opinione pubblica sulla assoluta illegittimità e irrazionalità di questa norma, già riconosciuta dal Tribunale di Milano nella ordinanza sul caso Lodi”. L’Asgi ricorda che “il testo attuale prevede la redazione di un elenco ove è ‘oggettivamente impossibile’ procurarsi detti documenti aprirebbe incertezze e complicazioni burocratiche ingestibili (si pensi ai molti Paesi nei quali procurarsi i documenti non è impossibile ma solo ‘estremamente difficile’ per l’inesistenza di un catasto nazionale) delle quali resterebbero vittime non solo gli stranieri, ma anche l’intera macchina organizzativa del Reddito di cittadinanza, già di per sé molto complessa”.
“Asgi – prosegue la nota – invita tutti i parlamentari che hanno a cuore il senso di uguaglianza e i principi di buona amministrazione a intervenire immediatamente perché ‘l’emendamento Lodi’ venga soppresso e si torni, su questo punto, alla versione originaria del decreto legge che non prevedeva oneri documentali differenziati per italiani e stranieri”. Inoltre, “invita le organizzazioni sindacali e i Caf che ad esse fanno riferimento, qualora l’emendamento dovesse trovare conferma, a ricevere le domande degli stranieri e a trasmetterle all’Inps indipendentemente dalla presenza di documentazione aggiuntiva rispetto all’Isee, lasciando all’Inps l’onere di una scelta discriminatoria che vedrebbe inevitabilmente il moltiplicarsi delle azioni giudiziarie contro questa palese ingiustizia”.

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