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Giornata della donna: Parlamento Ue, “quote di genere” in 11 Paesi per le elezioni di maggio

(Bruxelles) Saranno 11 gli Stati europei che per le elezioni di maggio avranno “quote di genere”, vale a dire imporranno che le liste elettorali siano bilanciate tra rappresentanza maschile e femminile. Per la tornata del 2014 le quote vigevano già in 8 Paesi: Belgio e Francia, che avevano imposto la parità di rappresentanza; Slovenia e Spagna con la soglia del 40%; il Portogallo con la proporzione del 33%, Polonia il 35% e Romania, con la regola “le liste non possono essere tutte di persone dello stesso sesso”. A questi si aggiungeranno per il voto del 2019 Grecia (che ha imposto il 33%), Lussemburgo con il 50% e sanzioni pecuniarie per chi non la rispetta. Anche l’Italia imporrà liste di parità (candidati dello stesso sesso non possono superare la metà dei candidati della lista) e i primi due candidati non dovranno essere dello stesso sesso. Sempre in Italia già nel 2014 valeva la regola per cui i voti di seconda e terza preferenza non vengono conteggiati se gli elettori hanno scelto solo candidati di un genere. Secondo informazioni raccolte dal Parlamento europeo, negli Stati membri che non impongono una quota di genere, i partiti “a volte introducono volontariamente quote per la scelta dei candidati”: l’aumentare “progressivamente la rappresentanza delle donne è talvolta considerato più efficace della corsia preferenziale delle quote legislative di genere”. Lo dimostrerebbero i casi della Svezia, Danimarca e Paesi Bassi che hanno molte donne in parlamento nonostante non applichino quote.

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