Disforia di genere: Scienza&Vita e Centro studi Livatino su determina Aifa, no a “scelte meramente amministrative. Serve ponderazione diritti e beni coinvolti”

No a “scelte meramente amministrative, senza una ‘trasparente’ e ragionata ponderazione dei diritti e dei beni coinvolti”. Governo e Parlamento “intervengano su decisioni che incidono sulla salute dei minori”. Questa la posizione di Scienza & Vita e del Centro studi Rosario Livatino sulla determina Aifa dello scorso 25 febbraio – pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 2 marzo – che ha inserito la molecola triptorelina fra i medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale. La molecola Trp potrà essere somministrata, sotto stretto controllo medico, ad adolescenti affetti da disforia di genere (Dg), allo scopo di procurare loro un blocco temporaneo (fino a un massimo di qualche anno) dello sviluppo puberale, con l’ipotesi che ciò “alleggerisca” in qualche modo il “percorso di definizione della loro identità di genere”. Nel novembre 2018 Scienza & Vita e il Centro studi Livatino, dopo un workshop a più voci sul tema, avevano inviato ad Aifa una lettera contenente una serie di riserve, dopo un parere positivo del Comitato nazionale di bioetica. In estrema sintesi, sostengono i due organismi, il farmaco viene immesso nell’elenco del Ssn in carenza di studi clinici e di follow-up a lungo termine; è alto il rischio, adoperando la Trp per bloccare la pubertà fino a 4 anni circa – dai 12 ai 16 anni d’età –, di indurre farmacologicamente un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo del minore; non esistono evidenze sull’effettivo pieno ripristino della fertilità nel caso di desistenza dal trattamento e di permanenza nel sesso di appartenenza; resta sospesa la questione del consenso all’uso del farmaco.

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