Quaresima: mons. Mazzocato (Udine), “farci più poveri per arricchire un fratello diventi il nostro programma di vita”

“La nostra miseria non sta nello scarso conto in banca, ma nel nostro cuore infettato dalla poca fede e dall’egoismo. La nostra povertà è il peccato che crea poveri attorno a noi perché li priviamo di ciò che dovremmo condividere con loro”. Al contrario, “Gesù si è fatto povero donando a noi tutto il suo Amore per guarire il nostro cuore ‘di pietra’ e trasformalo in un cuore ‘di carne’ come il suo”. Lo scrive mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, nel suo messaggio per la Quaresima, “Si è fatto uomo per arricchirci” (2Cor 8, 9), che sarà consegnato domani alla Chiesa udinese, in occasione dell’Eucaristia e del rio delle Ceneri, in cattedrale, presiedute dal presule alle 19 in cattedrale, per il Mercoledì delle Ceneri.
“Col cuore guarito e pieno dell’ Amore di Gesù – l’invito di mons. Mazzocato – troviamo, a nostra volta, la forza e la gioia di ‘farci poveri’ spogliandoci di noi stessi per donarci a chi è povero. Questa è la strada per diventare assieme tutti più ricchi grazie al dono reciproco”.
Il primo passo è guardare “Gesù che si lascia spogliare di tutto” e aprirgli “il nostro cuore riconoscendo e confessando le nostre povertà che sono i peccati, i vizi, le cattive abitudini, gli egoismi e le durezze, l’indifferenza e l’insensibilità”. “Invochiamo il suo Spirito dell’Amore perché continui a guarirci rinnovando in noi la grazia del battesimo”, aggiunge.
Il secondo passo è guardare i fratelli che ci stanno attorno: “Chiediamoci in che modo anche noi, sull’esempio di Gesù, possiamo farci poveri per donare loro un po’ dell’amore che Gesù ha riversato nel nostro cuore”. Di qui la proposta “di diventare più poveri spogliandoci un po’ per arricchire un fratello o una sorella che può aver bisogno di aiuto materiale o di una parola di sostegno o di ascolto e consiglio, o di accoglienza e perdono”.
Il “segreto” della vita e della morte di Gesù – “Farci poveri per liberare il fratello dalla sua povertà” – “diventi, per la grazia di Cristo, anche il programma della nostra vita”, l’auspicio conclusivo.

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