Papa Francesco: Angelus, “una guida deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare danni”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Essere consapevoli del loro ruolo delicato” e “discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone”. È l’invito rivolto ieri dal Papa a “quanti hanno responsabilità educative o di comando: i pastori d’anime, le autorità pubbliche, i legislatori, i maestri”. “Una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano”, il monito durante l’Angelus, in cui ha invitato i presenti a seguire l’“esempio” e l’“insegnamento” di Gesù, “per essere guide sicure e sagge”. Un insegnamento, questo, “racchiuso soprattutto nel discorso della montagna, che da tre domeniche la liturgia ci propone nel Vangelo, indicando l’atteggiamento della mitezza e della misericordia per essere persone sincere, umili e giuste”. “Non essere presuntuosi e ipocriti”, l’esortazione rivolta nel brano di oggi: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”. “Tante volte, lo sappiamo tutti, è più facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati altrui, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidità”, ha detto Francesco: “Noi sempre nascondiamo i nostri difetti, li nascondiamo anche a noi stessi; invece, è facile vedere i difetti altrui. La tentazione è quella di essere indulgenti con se stessi – manica larga con se stessi – e duri con gli altri. È sempre utile aiutare il prossimo con saggi consigli, ma mentre osserviamo e correggiamo i difetti del nostro prossimo, dobbiamo essere consapevoli anche noi di avere dei difetti. Se io credo di non averne, non posso condannare o correggere gli altri. Tutti abbiamo difetti: tutti. Dobbiamo esserne consapevoli e, prima di condannare gli altri, dobbiamo guardare noi stessi dentro. Possiamo così agire in modo credibile, con umiltà, testimoniando la carità”. Poi il Papa è tornato a stigmatizzare “la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri”. “Questo distrugge”, ha commentato: “Distrugge la famiglia, distrugge la scuola, distrugge il posto di lavoro, distrugge il quartiere. Dalla lingua incominciano le guerre. Pensiamo un po’, noi, a questo insegnamento di Gesù e facciamoci la domanda: io parlo male degli altri? Io cerco sempre di sporcare gli altri? Per me è più facile vedere i difetti altrui che i miei? E cerchiamo di correggerci almeno un po’: ci farà bene a tutti”.

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