Migranti e salute: Janiri (Università Cattolica), “alto rischio di depressioni e psicosi, con incidenza più alta tra i rifugiati”

Attualità e prospettive della salute mentale dei migranti sono state affrontate da Luigi Janiri, presidente del Global Forum su salute e migrazione e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il convegno su migranti e salute in corso alla Pul di Roma. Secondo le ricerche, “benché esistano fattori di rischio legati alle persecuzioni subite nel periodo pre-migratorio e altri connessi alle violenze subite durante la migrazione, non sono tanto le memorie di fatti drammatici del passato a incidere quanto le frustrazioni del momento attuale”. I rifugiati, che impiegano più di cinque anni a stabilizzarsi in un Paese, “assumono atteggiamenti psicotici, con un’incidenza dello 0,7% in Italia, a fronte di un 11,8% in Germania”. “La popolazione migrante è ad alto rischio di sviluppare depressioni e psicosi: fattori sociali e religiosi possono alimentare le patologie. L’incidenza della problematica è nei rifugiati il 66%, superiore rispetto ai migranti d’altro tipo”. Sono predisposti a problemi di salute mentale anche i bambini, che possono manifestare “ansietà, depressione e stress post-traumatico anche quando sono accompagnati dai genitori”, ha aggiunto lo psichiatra Janiri, per il quale “gli interventi sulla salute mentale dei rifugiati hanno risultati migliori se accompagnati da un’attenzione alla cultura di provenienza”. Da 200 rilevazioni fatte nell’ambulatorio per rifugiati al Policlinico Gemelli emerge che “il 20% hanno problemi mentali, con fattispecie spesso nuove rispetto a quanto si riscontra in Occidente”, ha concluso Janiri.

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