Economia circolare: piano d’azione europeo. Successi e ritardi. Katainen, “potenziale di crescita enorme”

(Bruxelles) “Nel 2016 oltre quattro milioni di lavoratori hanno trovato impiego nei settori attinenti all’economia circolare, il 6% in più rispetto al 2012”, si legge nell’odierna relazione della Commissione europea sull’economia circolare, strategia avviata nel 2015 su scala Ue. “La circolarità ha inoltre schiuso nuove opportunità commerciali, dato origine a nuovi modelli di impresa e sviluppato nuovi mercati, sia all’interno che all’esterno dell’Ue”. Nel 2016 le attività circolari come la riparazione, il riutilizzo o il riciclaggio “hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro”. Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l’occupazione e la crescita, commenta: “L’Europa è sulla buona strada per generare investimenti e creare posti di lavoro e nuove imprese. Il futuro potenziale di crescita sostenibile è enorme e l’Europa è sicuramente il luogo migliore in cui un settore industriale rispettoso dell’ambiente possa crescere. Questo successo è il risultato della collaborazione tra portatori d’interessi e responsabili decisionali europei”. Tra gli elementi essenziali del piano Ue c’è la “strategia per la plastica” nell’economia circolare, ossia il primo quadro strategico a livello dell’Unione che adotta un approccio basato sul ciclo di vita dei singoli materiali al fine di integrare le attività di progettazione circolare, utilizzo, riutilizzo e riciclaggio nelle catene del valore della plastica”.
La strategia prevede, tra l’altro, la riutilizzabilità o riciclabilità entro il 2030 di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato dell’Ue. Settanta imprese hanno assunto impegni, “grazie ai quali il mercato della plastica riciclata crescerà almeno del 60 % entro il 2025”. Esiste inoltre la campagna contro l’uso della plastica monouso. Nel luglio 2018 è poi entrato in vigore un quadro legislativo sui rifiuti “volto a modernizzare i sistemi di gestione dei rifiuti che comprende, tra l’altro, nuovi tassi di riciclaggio, chiarimento della qualifica giuridica per materiali riciclati, misure rafforzate di prevenzione e gestione dei rifiuti anche per i rifiuti marini, gli scarti alimentari e i prodotti contenenti materie prime essenziali”. La relazione della Commissione mette poi in rilievo una serie di problemi e di ritardi circa la creazione di un’economia sostenibile.

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