Papa in Marocco: incontro clero, “la Chiesa deve entrare in dialogo” col mondo “senza calcoli e senza limiti”. Cita Francesco d’Assisi e Charles de Foucault

“La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio”. Nel discorso rivolto al clero, dalla cattedrale di Rabat, il Papa ha citato Paolo VI, e ha precisato: “Affermare che la Chiesa deve entrare in dialogo non dipende da una moda, tanto meno da una strategia per aumentare il numero dei suoi membri. Se la Chiesa deve entrare in dialogo è per fedeltà al suo Signore e Maestro che, fin dall’inizio, mosso dall’amore, ha voluto entrare in dialogo come amico e invitarci a partecipare della sua amicizia. Come discepoli di Gesù Cristo, siamo chiamati, fin dal giorno del nostro Battesimo, a far parte di questo dialogo di salvezza e di amicizia, di cui siamo i primi beneficiari”. “Il cristiano, in queste terre, impara ad essere sacramento vivo del dialogo che Dio vuole intavolare con ciascun uomo e donna, in qualunque condizione viva”, l’omaggio di Francesco: “Un dialogo che siamo invitati a realizzare alla maniera di Gesù, mite e umile di cuore, con un amore fervente e disinteressato, senza calcoli e senza limiti, nel rispetto della libertà delle persone”. “In questo spirito, troviamo dei fratelli maggiori che ci mostrano la via, perché con la loro vita hanno testimoniato che questo è possibile, una ‘misura alta’ che ci sfida e ci stimola”, ha detto il Papa, evocando la figura di San Francesco d’Assisi, che, “in piena crociata, andò ad incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil”, il beato Charles de Foucault, che “ha voluto essere un fratello universale”, e tutti quei “fratelli e sorelle cristiani che hanno scelto di essere solidali con un popolo fino al dono della propria vita”. “Quando la Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal Signore, entra in dialogo con il mondo e si fa colloquio, essa partecipa all’avvento della fraternità, che ha la sua sorgente profonda non in noi, ma nella fraternità di Dio, ha assicurato Francesco: “Tale dialogo di salvezza, come consacrati siamo invitati a viverlo anzitutto come intercessione per il popolo che ci è stato affidato”.

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