Santa Sede: mons. Arellano, popoli indigeni vittime di “colonizzazione economica ed ideologica”, no a “bio-pirateria”

“Lo straordinario patrimonio culturale e spirituale di molti popoli indigeni rischia di essere spazzato via da una sorta di colonizzazione economica ed ideologica spesso ammantata da prospettive di sviluppo”. A lanciare il grido d’allarme è mons. Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, Ifad, Pam, intervenuto al seminario su “I popoli indigeni custodi della natura: l’enciclica Laudato sì e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, svoltosi ieri a Roma presso la sede della Fao. “Le distinte e diverse qualità delle comunità multiculturali – si legge nel testo, diffuso oggi dalla Sala stampa della Santa Sede – sono minacciate dall’uniformazione e standardizzazione della cultura e del commercio che sono logica conseguenza del processo di globalizzazione”. Di qui la necessità di “politiche culturali capaci di bilanciare la preservazione e la protezione delle espressioni culturali, sia tradizionali che di qualsiasi altro genere, con la possibilità di un libero scambio delle esperienze culturali”. “I diritti di proprietà intellettuale potrebbero essere utilizzati per produrre quei ricavi che sarebbero atti a sostenere quelle attività che altrimenti sarebbero abbandonate”, la proposta dell’esponente della Santa Sede: “Basti pensare a quali conseguenze potrebbero avere sulla biodiversità la scelta degli agricoltori di coltivare varietà vegetali di maggior successo, che garantirebbero anche più ricavi e li porterebbero ad abbandonare l’uso delle varietà classiche che coltivavano, generando una sicura perdita della biodiversità”. Arellano ha denunciato, in particolare, l’atteggiamento “spesso spregiudicato” di “alcune grandi società transnazionali in quelle aree del pianeta dove vivono le comunità autoctone”, che “oltre a degradare l’ambiente costringe i popoli indigeni, e in particolare i giovani, a migrare, sradicandosi così dalle loro terre e pertanto dalle loro origini”. “Serve invertire questo fenomeno!”, l’appello sulla sorta del Papa, per scongiurare che gli indigeni, “sradicati dalle loro origini, si ritrovano in situazioni di povertà e vulnerabilità, diventando così scarti della società, diventando cioè quelle persone che non possiamo e non dobbiamo lasciare indietro, se vogliamo raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030”. Prevenire la “bio-pirateria”, l’altro imperativo di Arellano, che ha citato il Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica, in programma ad ottobre, come “proficua opportunità per individuare nuovi cammini per far crescere il volto amazzonico della Chiesa e anche per rispondere alle situazioni di ingiustizia della regione”.

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