Papa in Marocco: Aicha Haddou (Centro di ricerca degli ulema del Regno), “un presagio di luce per il mondo”

“Se il pessimismo di alcuni immerge il mondo nella notte, altri illuminano lanterne e il prossimo incontro a Rabat è un presagio di luce”. Con queste parole, Aicha Haddou definisce – alla vigilia dall’arrivo di Papa Francesco a Rabat – il viaggio apostolico e l’incontro del Santo Padre con il Re Mohamed VI a Rabat. È la direttrice del Centro di ricerca “Interfaith & Peacebuilding” che si trova all’interno della prestigiosa Rabita (Lega)  El Mouhammadia degli Ulema. “L’incontro tra Sua Maestà il Re Mohamed VI e Sua Santità Papa Francesco – dice – sembra essere qualcosa di assolutamente naturale. È l’incontro tra due grandi leader religiosi che condividono molte cause comuni: la sfida climatica, il consolidamento della pace, la sensibilità e l’attenzione per l’altro, la questione migratoria e la stessa posizione contro le derive estreme e i rischi dei ripiegamenti  identitari”. “Questo incontro eccezionale – prosegue – simboleggia la congiunzione delle volontà di dialogo in un contesto particolarmente messo alla prova da derive e segnali di rottura. È quindi potente in termini di immagine, pertinente dal punto di vista dei valori che diffonde e strategico sul piano della ‘peacebuilding’. È in questo senso che va sottolineata e accolta la rilevanza di un incontro tra due grandi leader religiosi, provenienti dalle due sponde del Mediterraneo. Queste due voci risuonano nel crogiolo del monoteismo e rappresentano la gran parte della popolazione mondiale. Questo imminente viaggio offre pertanto un’immagine bella al mondo: l’immagine dell’incontro tra cristianesimo e islam dal quale emerge un soffio nuovo per il futuro. Il messaggio è semplice: è ancora possibile lavorare per costruire il nostro futuro attraverso il dialogo e dare speranza al cuore di tanti uomini e donne nel mondo”.

 

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