Papa Francesco: a partecipanti corso su foro interno, “mescolare” foro interno e foro esterno “è un peccato contro la dignità della persona”

foto SIR/Marco Calvarese

“Foro interno non è un’espressione a vanvera: è detta sul serio! Foro interno è foro interno e non può uscire all’esterno”. Se questo accade, “è un peccato contro la dignità della persona”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, ricevendo oggi in udienza, nell’Aula Paolo VI, i partecipanti al XXX Corso sul Foro Interno promosso dal Tribunale della Penitenzieria Apostolica, che si conclude oggi a Roma, presso il Palazzo della Cancelleria. “E questo lo dico – ha spiegato Francesco sempre fuori testo – perché mi sono accorto che in alcuni gruppi nella Chiesa, gli incaricati, i superiori mescolano le due cose e prendono dal foro interno per le decisioni in quello esterno, e viceversa. Per favore, questo è peccato! È peccato contro la dignità della persona che si fida del sacerdote, manifesta la propria realtà per chiedere il perdono, e poi la si usa per sistemare le cose di un gruppo o di un movimento, forse persino di una nuova congregazione. Ma foro intero è foro interno. È una cosa sacra. Questo volevo dirlo, perché sono preoccupato “. “L’importanza del ministero della misericordia giustifica – ha spiegato il Papa – esige e quasi ci impone un’adeguata formazione, perché l’incontro con i fedeli che domandano il perdono di Dio sia sempre un reale incontro di salvezza, nel quale l’abbraccio del Signore sia percepito in tutta la sua forza, capace di cambiare, convertire, risanare e perdonare”. In altre parole, “deve essere certo, in qualunque momento, che il colloquio sacramentale resterà nel segreto del confessionale, tra la propria coscienza che si apre alla grazia e Dio, con la mediazione necessaria del sacerdote”. “Trent’anni di esperienza del vostro Corso sul Foro interno sacramentale – ha fatto notare Francesco – non sono molti rispetto alla lunga storia della Chiesa e rispetto all’antichità della Penitenzieria Apostolica, che è il più antico Tribunale al servizio del Papa: un Tribunale di misericordia! E mi piace molto che sia così. Tuttavia, trent’anni, in questa nostra epoca, che corre tanto velocemente, sono un tempo sufficientemente lungo per poter fare riflessioni e bilanci. Inoltre, il numero molto alto di partecipanti – quest’anno oltre settecento! – indica quanto sia acuto il bisogno di formazione e sicurezza, rispetto a materie tanto importanti per la vita stessa della Chiesa e l’adempimento della missione che il Signore Gesù le ha affidato”. “Se da molte parti si sostiene che la Confessione, e con essa il senso del peccato, sia in crisi – l’analisi del Papa – questa numerosa partecipazione di sacerdoti, neo-ordinati e ordinandi, testimonia il permanente interesse a lavorare insieme per affrontare e superare la crisi, anzitutto con le ‘armi della fede’, e offrendo un servizio sempre più qualificato e capace di manifestare realmente la bellezza della Misericordia divina”. “Ricordiamo sempre di essere prima peccatori perdonati e, solo dopo, ministri del perdono”, l’invito finale ai presenti.

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