Società: Palma (garante detenuti), “percezione insicurezza non può costituire criterio informatore di norme né di decisioni amministrative”

“La tutela dei diritti delle persone private della libertà pone la necessità di misurarsi sia con l’intrinseca complessità dei sistemi regolativi delle relazioni umane, sia con la difficile ricerca del punto di equilibrio – un baricentro – tra esigenze diverse e tutte essenziali: quella del riconoscimento che ogni individuo, qualunque sia la sua contingente situazione, è titolare di diritti inalienabili proprio in quanto persona; quella della tutela dei diritti delle altre persone e, quindi, della loro possibilità di vivere in contesti tranquilli e rassicurati; quella del necessario riconoscimento di quanto sofferto nei confronti delle persone che sono state vittime di violazioni o reati”. Lo ha detto, stamattina, Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, presentando la Relazione al Parlamento 2019, a Palazzo Montecitorio, a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Il garante ha invitato a considerare il fattore della percezione di personale insicurezza che viene spesso declinato in termini difensivi rispetto a potenziali aggressori: “Un elemento percettivo, non misurabile, spesso recentemente evocato e forse anche enfatizzato che comunque è resistente alle rilevanze statistiche che contraddicono quanto percepito”, come la “radicale diminuzione negli ultimi anni del numero di reati, quali gli omicidi”. Secondo Palma, “la percezione non può essere semplicemente assunta, da parte di chi ha responsabilità istituzionali, come un dato, fisso, ingiudicabile; non può costituire il criterio informatore di norme né di decisioni amministrative perché queste hanno sempre un valore di costruzione del sentire comune e chi ha il compito di regolare e amministrare la cosa pubblica ha altresì il compito di scelte che possono talvolta andare contro la supposta percezione della collettività, proprio per dare a essa una prospettiva meno angusta e un orizzonte di evoluzione”. Il garante ha anche messo in guardia dal rischio che, “accentuando la sensazione di insicurezza nonostante non sia supportata da numeri”, si finisca poi per “ridurre per tutti i margini di libertà. In particolare, nei confronti di coloro che sono percepiti, appunto, come i potenziali aggressori”. “Rischio evidente – ha insistito – nel sistema penale e che ha avuto anche una precisa letteratura che ha colto lo scivolamento da un diritto penale centrato sul reato a un diritto penale centrato sull’autore, poi sul nemico, soprattutto in alcune impostazioni oltre-oceano, fino a riferirsi a intere categorie di soggetti in virtù del loro status: in particolare, i soggetti socialmente deboli connotati da povertà, da necessità di cercare un altrove non noto ma denso di speranza, pur abbandonando il proprio luogo, noto, familiare, ma invivibile”.

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