Parlamento Ue: a Strasburgo le proteste di curdi e camionisti. Denunciata la “dittatura turca”

foto SIR/Marco Calvarese

(Strasburgo) Il Parlamento europeo sembra essere diventato un punto di riferimento per manifestazioni pubbliche che vi si alternano e, come nel caso di oggi, si accavallano nell’occupazione e animazione degli spazi antistanti la sede di Strasburgo. Musiche e balli di un folto gruppo curdo, assieme ai camionisti di Polonia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Lituania, stanno rappresentando in queste ore il loro appello ai rappresentanti dell’Unione europea. In particolare la manifestazione arrivata dalla Turchia vuole sottolineare la situazione attuale dei diritti umani, soprattutto verso le minoranze, rafforzando il concetto più volte emerso dal Parlamento europeo e ribadito con una risoluzione del marzo scorso. “In Turchia nessuna persona di etnia curda può vivere in sicurezza né prendere parte alla vita politica o ad attività culturali”, si legge nel documento parlamentare. “Nel Paese lo Stato d’emergenza è stato sostituito da un nuovo decreto presidenziale che ha istituito uno Stato di eccezione permanente”, ribadisce il testo, che racconta come nelle città a maggioranza curda 94 comuni su 102 siano amministrati da commissari nominati da Ankara e 9 deputati del Partito democratico del popolo (Hdp), compresi gli ex co-presidenti del partito, siano attualmente in carcere.

Un nome su tutti quello urlato dai manifestanti, Abdullah Ocalan, ritenuto l’unica persona in possesso dell’influenza politica e morale necessaria per risolvere il problema curdo: Ocalan è incarcerato ormai da 20 anni e in isolamento totale dal 2015, senza la possibilità di incontrare familiari e avvocati “in violazione del diritto internazionale e della legislazione turca”. Per questo motivo Leyla Güven, deputata Hdp, ha iniziato uno sciopero della fame nel novembre 2018, chiedendo un nuovo processo di pace e, assieme ad altri prigionieri politici, invoca l’interessamento attivo delle Istituzioni europee in merito alla questione. I manifestanti distribuiscono un volantino nel quale denunciano la “dittatura turca”.

Anche il folto gruppo di camionisti in gilet giallo, dopo essere stati già a Bruxelles nel gennaio scorso, ha portato la protesta davanti ai cancelli del Parlamento europeo di Strasburgo per sottolineare come il “Mobility package”, proposto dalla Commissione europea (e la cui votazione è stata rimandata alla prossima sessione plenaria dell’Euroassemblea) per risolvere problemi legati ai trasporti su gomma e l’emissione di Co2, in realtà divida il settore dei trasporti dell’Europa orientale ed occidentale.

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