Migranti: Palma (garante), “nel 2018 fino a 6 mesi la detenzione in luoghi di definita privazione della libertà”

Un capitolo della Relazione al Parlamento 2019 del garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, presentata oggi a Roma a Palazzo Montecitorio, è dedicato al “difficile anno trascorso nell’affrontare i processi migratori verso l’Europa e il coinvolgimento diretto o indiretto che i minori hanno in tali contesti”. Nel 2018 i minori non accompagnati giunti in Italia sono stati 3536. Di essi, 2002 risultano passati per gli hotspot. Questo passaggio pone “due elementi di criticità: il primo riguarda l’accertamento dell’età”; il secondo “la sistematica annotazione della data di nascita al 1° gennaio dell’anno nei casi in cui non ne sia determinabile il mese e il giorno”. “Queste prassi frettolose –ha evidenziato il garante, Mauro Palma – rischiano di attenuare la garanzia assoluta di tutela dei minori che è vanto del nostro Paese”.
In generale, per i migranti in arrivo in Italia, “la permanenza in luoghi di definita privazione della libertà è stata nel corso dell’anno prolungata fino a sei mesi”. Non si è data invece attuazione a quella previsione contenuta nel decreto legge del 2017 di realizzazione di Centri di dimensione contenuta: “I Centri attualmente funzionanti sono sostanzialmente gli stessi, con le stesse caratteristiche e carenze, mentre certamente non può essere considerato corrispondente a tali parametri il Centro aperto a Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, nell’unica regione sprovvista di aeroporto”, ha osservato Palma.
“Delle poco più di quattromila persone transitate nei Centri nel corso dell’anno, soltanto il 43% è stato effettivamente rimpatriato: un valore questo che è rimasto su scala analoga nel corso degli anni, mentre la durata massima del trattenimento oscillava tra i trenta giorni e i diciotto mesi. Prova questo della mancata correlazione tra durata della privazione della libertà ed effettività della sua finalità”. Per Palma, “occorre chiedersi quale sia il fondamento etico-politico di tale restrizione e quanto l’estensione della durata non assuma l’incongrua configurazione del messaggio disincentivante da inviare a potenziali partenti. Sarebbe grave tale configurazione perché la libertà di una persona non può mai divenire simbolo e messaggio di una volontà politica, neppure quando questa possa essere condivisa”.
Il garante nazionale ha sottolineato anche “l’incongruità della previsione di luoghi di trattenimento delle persone non tassativamente definiti, non riconducibili a una mappa che ne permetta l’individuazione e la visita da parte di tutti i soggetti che ne hanno titolo”.

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