Unione europea: Bordignon (Univ. Cattolica), “nel dibattito sull’area euro prevalgono logiche nazionali”. “Parlamenti italiano, francese e tedesco sono keynesiani”

“Il dibattito sull’area euro è quello in cui prevalgono tra i parlamentari logiche nazionali rispetto a quelle ideologiche. Francia e Italia stanno da una parte, la Germania dell’altra. Per cui progressi sono possibili ma solo come risultato di una contrattazione”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Massimo Bordignon, docente di Scienza delle finanze all’Università Cattolica di Milano, presentando presso la nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati i risultati della ricerca “United We Stand? – Survey Results on the Views of French, German and Italian Parliamentarians on EU and EMU Reforms” realizzata dalla Cattolica in collaborazione con l’École Polytechnique di Parigi l’Università di Mannheim e di ZEW – Leibniz Centre for European Economic Research. Il docente ha sottolineato che “una prima novità interessante è rappresentata dal fatto che sull’assicurazione europea dei depositi (Edis) i tedeschi sono indifferenti mentre Francia e Italia sono favorevoli: per cui forse c’è la possibilità di chiudere su questo tema che rimane da anni aperto”. “Una seconda novità – ha proseguito – è che tutti i Parlamenti sono keynesiani, convinti cioè che per stimolare la crescita serve spendere di più in termini di investimenti”. Rispetto ad attribuire maggiori competenze alle istituzioni europee introducendo per esempio la maggioranza qualificata nelle decisioni relative alla tassazione di impresa “tutti Parlamenti sono favorevoli, seppur in maniera differente. Questo è dovuto al fatto che, penso, i grandi Paesi hanno cominciato a percepire che stanno soffrendo per la concorrenza fiscale degli altri Paesi più piccoli (Olanda, Lussemburgo…)”. “Anche sull’attribuire al Parlamento europeo l’iniziativa legislativa c’è una totale unanimità tra i parlamentari nazionali, una cosa importante visto che il Parlamento europeo tende a dividersi su base ideologica e non a livello nazionale. Per cui ci sarebbe la possibilità di un progresso nell’integrazione”.
Infine, “sull’introduzione di una tassa europea c’è forte dissenso: la Francia è favorevole, l’Italia è indifferente, la Germania è contraria. Ma anche qui tende a prevalere la componente ideologica, con i parlamentari francesi di En Marche favorevoli e quelli tedeschi di Afd contrari”.

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