Papa in Campidoglio: “Tanto splendore non si degradi”, “collaborare stabilmente nel reciproco rispetto”

Roma “è un organismo delicato, che necessita di cura umile e assidua e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile, perché tanto splendore non si degradi, ma al cumulo delle glorie passate si possa aggiungere il contributo delle nuove generazioni, il loro specifico genio, le loro iniziative, i loro buoni progetti”. È il ritratto della Capitale, e delle sfide difficili che è chiamata ad accogliere, stilato dal Papa, nel suo discorso in Campidoglio. “Roma è divenuta meta e simbolo per tutti coloro che, riconoscendola come capitale d’Italia e centro del cattolicesimo, si sono incamminati verso di essa per ammirarne i monumenti e le tracce del passato, per venerare le memorie dei martiri, per celebrare le principali feste dell’anno liturgico e per i grandi pellegrinaggi giubilari, ma anche per prestare la loro opera al servizio delle istituzioni della azione italiana o della Santa Sede”, ha detto Francesco ripercorrendo la storia bimillenaria di cui le vestigia del colle dove fu fondata sono le prime testimoni. Roma, secondo il Papa, “obbliga il potere temporale e quello spirituale a dialogare costantemente, a collaborare stabilmente nel reciproco rispetto; e richiede anche di essere creativi, tanto nella tessitura quotidiana di buone relazioni, come nell’affrontare i numerosi problemi, che la gestione di un’eredità così immensa porta necessariamente con sé”. La Città eterna, la metafora scelta da Francesco, “è come un enorme scrigno di tesori spirituali, storico-artistici e istituzionali, e nel medesimo tempo è il luogo abitato da circa tre milioni di persone che qui lavorano, studiano, pregano, si incontrano e portano avanti la loro storia personale e familiare, e che sono nel loro insieme l’onore e la fatica di ogni amministratore, di chiunque si impegni per il bene comune della città”.

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